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biennale arte 011
summer of the arts 02
Evento Collaterale della Biennale Arte di Venezia 2011 Palazzo Bembo, 27 novembre 2011
When Attitudes
Become
PERSONAL STRUCTURES
4
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| <Personal Structure 3 | ||
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Testo,Contesto
Lawrence Weiner
L’artista diventa egli stesso il “language to be looked at” o “the things to be read”, in quanto si annulla nell’opera. E se per Morellet eravamo a un vero e proprio congedo, per gli altri si tratta di semplice passaggio di consegne alle generazioni successive ed esserci ancora significa partecipare, per interposta opera, al Symposium-2011. Ci troviamo, più di 40 anni dopo, dentro un’edizione aggiornata di “Konzeption/Conception”,coerente con l’intento di amplificare la trasmissione e la discussione delle idee. I “Symposia” prodotti da “Personal Structures” dal 2002, infatti, sono continuazione del dibattito teorico che all’epoca si sviluppava su “Artforum” attorno al periodo 1967/1969. L’imprescindibilità del loro “esserci” è infine giustificata dal vincolo storico tra minimalismo e razionalismo De Stijl, quindi tra Stati Uniti e Paesi Bassi, da cui provengono De Jongh e Gold. Ricordiamo anche che la fondamentale “Op losse schroeven; situaties en cryptostructuren” inaugurò allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel marzo del 1969, a pochi giorni di distanza da “When attitudes become form” (Berna).
Lawrence Weiner
Joseph Kosuth
4.1.2: Less
Artist than the Art. Enough Weiner to put up a Fight
Joseph Kosuth
Dal momento
che, poi, le Verità non sono altro che “illusioni che ci siamo dimenticati
essere tali” (F. Nietzsche, da Joseph Kosuth), i grafismi disposti a mo’ di
megaphones/mega-fonts inclinati e futuristici, sembrano questionare una
rivoluzione allusiva, senza certezza di verità, giocando per incastri di
parole e meccanismi linguistici. Il risultato è che, senza volerlo, mettiamo
la miccia all’opera di Matelli lì presente, perché le nostre associazioni
mentali collegano evocazioni di pistole ed esplosivi “leggendo” Weiner,
anche se nulla in realtà viene detto. Tutto è piccolo e ridotto, “grazie”
alle dimensioni veneziane. In questa città, poi, pare impossibile usare
parole senza doppio senso, senza maschera.
Riduzione-adattamento-ambiguità-maschera: ce n’è abbastanza per far
scomparire definitivamente l’artista e lasciar decantare in soluzione
alchemica ciò che di esso rimane. Spezzoni di frasi, in grado, forse, di
stratificare lentamente nella testa del visitatore, generandovi una reazione
a ore di distanza dal suo passaggio in palazzo.
Carl Andre e Arnulf Reiner
Eppure, riscaldate dalla testa in legno dipinto e dalla luce veneziana, anche queste asserzioni di “minimalismo delle origini” vedono salire la propria temperatura espressiva e, seppur manifesto dell’uso delle serie e del metallo, come 40 anni fa, dimostrano, insieme alle analoghe ricontestualizzazioni pinaultiane di altri maestri coevi, che l’Intorno e l’ambientazione attenta (se non proprio la concezione site specific, come non è in questo caso) possono restituire vita(lità) alla versione algida di un modo di concepire le arti visive ormai approdato alla propria versione calda, colorata, emotiva, soggettiva.
Carl Andre e Arnulf Reiner |
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oscur/azioni summer of the arts 2011
01 giugno > 27 novembre
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