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biennale arte 011
summer of the arts 02
Evento Collaterale della Biennale Arte di Venezia 2011 Palazzo Bembo, 27 novembre 2011
Esistenze nella Luce
PERSONAL STRUCTURES
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Testo,Contesto (Victor Vasarely, 1953, “Note per un Manifesto”).
Dopo lo spazio-cavedio di Palazzo Bembo, all’interno del quale le curatrici hanno posizionato opere-manifesto, la visita della mostra può continuare stabilendo interconnessioni tra sale anche distanti tra di loro, creando così delle triangolazioni sotto-tematiche che rendono il ruolo dello spettatore più partecipativo. De Jongh e Gold - a loro volta - tessono una tela curatoriale, un percorso intrecciato che, come le textures di Sakurai o gli strati di Kretschmer, deve essere letto nel profondo dall’occhio mobile di chi guarda per cogliere anche i nessi col tempo passato.
Miriam Prantl
10 maestri si
legano a 18 artisti più giovani: occorre fare come suggerisce Tatsuo
Miyajima nella sua definizione di “The Life”: “connect with everything”.
Miriam Prantl
Ponte tra Girardoni e Miyajima, che è posizionato al termine del percorso espositivo, Prantl ha lavorato sulle tracce di Victor Vasarely, sia nelle sue opere di pittura (se vogliamo) “neo-Op”, sia nei lavori misti, in cui moduli geometrici si alternano a strisce di led luminosi, anch’essi collegati a un sequencer, come nello splendido “Lichtinstallation o8” (2009), cui “MANAF” è strettamente legato. Come per “Warp Time with Warp Self No.2” e “Pile up Life No.5 & 6” di Tatsuo Miyajima (Giappone, 1957), la luce attraversa fasi di esistenza e non (o “diversa”) esistenza, apparendo e scomparendo, entrando nel campo interpretativo dell’occhio del visitatore, nel “SELF” di cui parla l’artista giapponese.
Miriam Prantl
I tempi di percezione in Prantl sono più compressi e l’esperienza sfiora i bordi emozionali, mentre la successione ordinata di attivazione dei led numerici di Miyajima, dall’1 al 9 (“esistenze”), nelle opere disposte a terra e a parete, induce una lettura più raccolta, anche se non oggettiva. L’emotività è qui tutta nella percezione dei rossi pulsanti.
Tatsuo Miyajima
Arrivati allo “zero” escluso dalla serie, meditiamo: esso, il non-esistente, la sottrazione di luce, induce l’idea di possibilità infinite (apertura) o di nulla come morte (chiusura). Miyajima include nel termine “Life” sia vita che morte, come preparazione congiunta a un’altra (forma di) “Life”, piuttosto che parlare di mera non-esistenza. Ecco allora che “Warp” e “Pile” - piegare e creare pile di vita - aprono una prospettiva vitale, dove l’arte programmata confonde la propria matrice scientifica, oggettiva.
Tatsuo Miyajima
François Morellet
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oscur/azioni summer of the arts 2011
01 giugno > 27 novembre
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