|
biennale arte 011
summer of the arts 02
Giardini della Biennale, Arsenale, padiglioni cittadini e varie location sparse tra Laguna e Terraferma 01 giugno/27 novembre 2011, Venezia
OscureAzioni vs
IllumiNazioni
|
||
|
|
||
|
|
||
|
|
||
|
01: Laboratorio Biennale Dodici degli ultimi 30 sono stati mesi di Biennale Arte. Se ci aggiungiamo anche Architettura, arriviamo a 15. è davvero troppo. Attenzione: non come quantità di tempo dedicato alla cultura, ma come esposizione statica di qualcosa che si evolve alla velocità della luce e che, in sei mesi, diventa vecchia. Da giugno a novembre del 2011 sono morti Cy Twombly e Lucian Freud, ma anche Amy Winehouse, Steve Jobs e Mu’ammar Gheddafi, visti al Padiglione Svizzero sulle copertine delle riviste appiccicate ovunque.
Adriàn Villar Rojas L’arte e la vita scorrono più veloci dell’esposizione internazionale veneziana e noi sentiamo l’esigenza di non rimanere un solo giorno senza Biennale, intesa però come laboratorio continuo e non solo come mostra di opere. Ormai è tempo che i settori Arte e Cinema si adeguino ai livelli d’eccellenza di Danza, Musica e Teatro per affrontare e risolvere, grazie a un’adeguata attività laboratoriale svolta al momento solo da IUAV, Bevilacqua La Masa e Fondazione Buziol, il problema dei mesi di chiusura, durante i quali sia i padiglioni che l’Arsenale deperiscono, rimanendo colpevolmente inutilizzati. Accenneremo altrove nel dettaglio a ciò che si potrebbe/dovrebbe fare (ad esempio: reperire in zona Via Garibaldi gli spazi, da ristrutturare, per alloggiare giovani artisti in nuove residenze): intanto basti questa indicazione di un’esigenza che crediamo sia sentita da più parti come volano d’innovazione e svecchiamento.
Bernardi Roig
02: OscureAzioni
Christian Boltanski Mentre a Istanbul la giovane e quasi omonima direttrice Bice Orer organizza una Biennale raccolta e compressa nella rievocazione/riproduzione della poetica di un solo artista, Felix Gonzalez-Torres, ma comunque imperniata sull’attualità, Bice Curiger ,che avrebbe voluto parlare solo di Nazioni, ci ha dovuto piazzare davanti un fascinoso Illumi, tranquillamente evitato dall’85% degli artisti invitati. La vita scorre troppo veloce, si diceva, e le guerre maghrebine o le tragedie nipponiche ridefiniscono gli assetti del mondo, mentre qui si tira in ballo il tema della luce e si scomoda - in tutti i sensi, anche museografici - nientemeno che Tintoretto, debole link con la città, visto che il compito di far parlare insieme Venezia e la Contemporaneità non viene assolto dal Padiglione cittadino, invaso dall’onnipresente Plessi.
Giuliano Vangi La bomba-formula prima o poi esploderà e i “parapadiglioni” ne sono stati il segnale più evidente: spazi trasversali che tentano disperatamente di accogliere in un porto franco artisti vagamente apparentabili nel nome di un Superartista che li ha pensati, ma anch’essi trasudano Identità e non collaborazione e nemmeno interazione.
Karla Black Se le opere più aderenti al tema curigeriano sono
quelle di Gianni Colombo, il favoloso “Spazio Elastico” premiato alla
Biennale nel 1968 e già rivisto a “Italics” due anni fa, e la stupefacente
cavea immaginifica di James Turrell, vuol dire che siamo vicini alla resa
dei conti. L’edizione 2011 è disseminata di Oscure Azioni che convocano il
passato e non d’illuminazioni che semmai spieghino il presente. Un conto è
la “varietà”, un altro verificare come la critica sia stata capace di
rintracciare in questa Biennale TUTTO, ovvero linee di pensiero quasi
antitetiche tra di loro o, comunque, svincolate da ogni logica comune.
Lawrence Weiner e Tony Matelli
03:
Interdisciplinarietà e Transnazionalità
Tamara Kvesitadze I padiglioni e gli artisti lì contenuti combattono fra di loro perché non possono farsi edificio e poetica uni(vo)ci. Lottano per abbattere i confini che li separano. Il tema comune, quindi, sta nel ricercare una possibile comunità, ma senza poterla tradurre in alcunché di identico dal punto di vista artistico. La caotica e disperata difesa di autonomie artistiche - rintracciabile anche nei media utilizzati non nega la volontà di trovare una casa comune per discutere d’Arte. Glocal, quindi, anche secondo questa declinazione. Conta, in prospettiva, allargare i confini della comunità artistica affabulante, ritrovando la qualità collettiva dei gloriosi Seventies, metodologicamente intesi, ma non costringendosi a serrate ideologiche e conseguenti compatti allineamenti estetici.
Melanie Smith e Rafael Ortega Dire che i video sono molti può sottolineare l’esigenza alla documentazione, poi invece scopri che spesso sono brevi racconti, cortometraggi privati decontestualizzati e difficili (oltre che scomodi) da seguire. Anche elencare i migliori lavori in assoluto può essere fuorviante e poco significativo: James Turrell, Christian Marclay, BADco & Tomislav Gotovac, Adriàn Villar Rojas, Oksana Mas, Marianna Christofides, Reynier Leyva Novo, Nathaniel Mellors, Urs Fischer,Christoph Schlingensief, Mike Nelson, Nairy Baghramian, Aaron Mirza, Morteza Darehbaghi e Mohsen Rastani, Kwok Mang-Ho/Frogtopia, Gigi Scaria, Marinella Senatore, Elisabetta Benassi, Natalija Vujoseviç, Nuur, Markus Schinwald, Ahmed Basiony, Diohandi, Sigalit Landau, Lee Yongbaek (solo le esplosioni incorniciate), Thomas Hirschhorn… Non c’è traccia di tracce comuni, come ampiamente detto e dimostrato. Conta invece questa tensione all’interdisciplinarietà, che spinge architettura verso arte e arte verso video/cinema e tutti i media a incontrarsi in un’auspicata no man’s land, auspicabilmente messa in vita negli stessi spazi odierni, ma utilizzati secondo modalità radicalmente diverse. Laboratori Transnazionali e Interdisciplinari: ecco le chiavi per il futuro. |
||
|
oscur/azioni summer of the arts 2011
01 giugno > 27 novembre
|
||