da 59m0 festival di cannes

volver

di Pedro Almodovar
Con Carmen Maura, Penélope Cruz

 

MIGLIOR INTERPRETAZIONE FEMMINILE 2006

MIGLIOR SCENEGGIATURA 2006

di Marco GROSOLI

 

Due sorelle, una zia che muore, una madre che torna dall'oltretomba, l'omicidio di un uomo... e tutto che sembra ripetersi (almeno) due volte, volver, tornare.
La madre rediviva non è certo il primo morto vivente del cinema di Almodovar. Che anzi si è sempre pensato, fin dalle sue origini, come morto vivente: come contraddizione bruciante tra l'artificio palmare della sua messa in scena (dei décor, in modo particolarmente evidente, ma anche del taglio ultrastilizzato delle inquadrature, con quei profili, quei frontali...) e dal mimare la vita che il cinema non può scrollarsi di dosso, non foss'altro perchè si ciba di movimento.
In questo equilibrio perpetuo in cui si dibatte il cinema di Almodovar, l'artificio ha generalmente avuto la meglio quasi in ogni caso: ecco che la cifra vera, ancora più radicale, della sua opera è allora il concetto di distanza, che invade tutti i livelli dei suoi testi. Parla con lei è un esempio chiaro. Questo Volver risulta allora un esempio particolarmente felice di equilibrio tra distanza e vicinanza.
Un equilibrio conquistato sul campo. Tutta la prima parte gioca sull'alternanza netta tra due elementi inconciliabili (al pari della vita e della morte): la figlia che si tuffa nel circolo vizioso del capitale per rimuovere il morto (il marito ucciso), e sua madre che è un morto che non si lascia rimuovere, e per giunta “ritorna tra i vivi” (o almeno così sembra) per affrontare di petto quello che è il suo rimosso (il rapporto con la figlia). Due atteggiamenti antitetici, che crescono fino al momento bellissimo e vertiginoso in cui la Cruz canta “Volver” guardata da lontano dalla madre in lacrime.
A partire da questo sguardo impossibile, tutto cambia, la situazione viene molteplicemente ridiscussa in un susseguirsi teatrale di ribaltamenti che però (vedi la scena della cugina che va in un programma di tv spazzatura) si ferma un attimo prima di quella cattiva imitazione del teatro che è la televisione. Vale a dire: non si arriva a dire una volta per tutte, pornograficamente, “che cosa c'è sotto” a tutto l'intrigo, ma, pur senza rinunciare a una prolissa spiegazione, si lascia aperta l'ambiguità con un geniale espediente “edipico” di sceneggiatura che da solo varrebbe il premio che la giuria di Cannes gli ha attribuito.
Quello che sta sotto non può venire detto anche perché, e proprio qui sta il punto, è proprio qui sotto il proprio naso: la distanza lascia il posto alla vicinanza. Le vicende della figlia, infatti, gradualmente si sovrappongono in pieno a quelle passate della madre e madre e figlia si riavvicinano. Il sogno di Almodovar trova così una nuova formula magica per realizzare il nocciolo duro della sua poetica: farci avvertire la distanza non in un qualche punto esterno, ma nel cuore intimo dei nostri occhi.

Voto: 27/30

28:05:2005

 

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VOLVER
Regia: Pedro Almodovar
Anno: 2006
Nazione: Spagna
Durata: 120'
Data uscita in Italia: 19:05:2006
Genere: Commedia, Drammatico