
Inutile riassumere la trama dell’opera
seconda dei fratelli Russo (la prima si intitolava
Pieces): è la stessa de
I soliti ignoti di Mario
Monicelli, con poche variazioni e poche sorprese. Siamo alle prese con
l’ennesimo film-bomboniera (tipologia di quelle pellicole da ‘ricevere,
guardare e riporre in un cassetto’) non tanto per la mediocrità del
risultato, quanto per la prevedibile ed evanescente inutilità. La vicenda
viene qui ambientata in un fatiscente quartiere alla periferia di Cleveland
e le etnie diverse si intersecano anche fra i protagonisti, ricalcati quasi
fedelmente su quelli creati da Age, Scarpelli, Cecchi d’Amico e Monicelli.
Già altre volte le gesta dei piccoli criminali italiani erano state prese in
prestito dal cinema statunitense (e non):
I soliti ignoti Made in USA
di Louis Malle (1983), Big Deal
di Bob Fosse (1986), ma chiari rimandi alla notissima commedia potevano
rintracciarsi nel sorprendente
Palookaville di Alan Taylor (1995), che fondeva Calvino, Monicelli e
alcune caratteristiche del cinema indipendente americano in un godibilissimo
affresco del crimine disorganizzato (grazie anche agli azzeccatissimi attori
Vincent Gallo, William Forsythe e Adam Trese). Ma il lavoro dei fratelli
Russo lascia perplessi proprio per la non-rilettura che propongono: perché
rifare un film senza elementi originali? Gus Van Sant con il suo
Psyco aveva tentato
un’operazione che dava, se non soddisfazione, almeno alcuni spunti di
riflessione. Ma forse la cosa più inquietante di questo
Welcome to Collinwood è che
viene scritto e diretto da due giovani registi americani che, di fronte alla
loro prima grande possibilità professionale offerta da George Clooney e
Steve Soderbergh (produttori della pellicola), propongono subito un remake.
Lamentiamo spesso la carenza di idee degli sceneggiatori e registi italiani,
ma anche i giovani d’oltreoceano (almeno quelli inseriti nel circuito
commerciale ufficiale) non sembrano proporre grandi novità. Che cosa vi
offre, quindi, Welcome to Collinwood?
Qualche risata, sicuramente. Un simpatico cameo di George Clooney che veste
i panni che furono del grande Totò. Un paio di belle inquadrature. Vi è
sufficiente?
Voto:20/30
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