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Nel cuore di Roma, sul colle Celio, esiste un luogo molto
speciale, dove le parole condivisione e integrazione non sono solo dei
concetti astratti, ma prendono corpo ogni giorno nel gesto e nel sorriso di
un gruppo di adulti, maestri per passione, e di bambini provenienti da tutto
il mondo, Italia compresa, iniziati alla vita e a non avere paura
dell’Altro.
Celio Azzurro non è una comune scuola materna, ma un microcosmo prezioso
nato nel 1990 come primo centro interculturale d’Italia destinato
all’infanzia immigrata. Per mancanza di sostegno da parte delle istituzioni
oggi è “a rischio di estinzione e dovrebbe essere adottato come i panda”,
afferma il responsabile Massimo Guidotti.
“In un’Italia che non crede più a niente”, come dichiara il regista
austro-salentino Edoardo Winspeare alla conferenza stampa tenutasi alla Casa
del Cinema di Roma lo scorso 23 Aprile, questa storia andava raccontata.
L’idea nasce dalla fondatrice di Fabulafilm, Graziella Bildesheim, dalla sua
stessa esperienza di madre al Celio Azzurro, e da Paolo Carnera, direttore
della fotografia di tutti i film di Winspeare che, dopo i film PIZZICATA
(1996), SANGUE VIVO (2000), IL MIRACOLO (2003) e GALANTUOMINI (2008), con
SOTTO IL CELIO AZZURRO in uscita il 30 Aprile e già presentato fuori
concorso al IV Festival Internazionale di Roma nella sezione Alice nella
Città, torna al suo primo amore, il documentario. Le musiche originali di
Gabriele Rampino accompagnano lo spettatore per 80’ nei 2500 mq di giardino,
nelle aule colorate, nella cucina dal sapore etnico, nella gita al mare e
nel viaggio a ritroso nel tempo dei dieci maestri, cinque uomini e cinque
donne che tornano anche loro piccoli attraverso foto man mano sempre più
sbiadite, quasi a testimoniare la propria infanzia.
Le riprese sono durate un anno, “un anno in cui Edoardo ha avuto la capacità
di sparire e la telecamera è stata un’amica, tanto che i bambini gli
chiedevano di allacciare loro le scarpe”, continua Massimo Guidotti che
ricorda l’intervento fondamentale di Don Luigi di Liegro a favore del centro
20 anni fa, quando la polizia sgombrò dai locali occupati grandi e piccoli,
sottolineando una situazione ancora di assoluta precarietrà visto il buco di
70 mila euro e le intenzioni dell’ultima riforma scolastica.
Fayo, classe 1982, di origine etiope, è stata la prima bambina ad essere
accolta in quel 1990. Presente alla conferenza stampa, ci racconta – in
perfetto italiano - quanto siano chiari e indelebili i suoi ricordi proprio
dai tre ai sei anni: “questa scuola è un posto speciale, un pezzettino di
paradiso sulla terra. Un posto unico dove i bambini hanno maestri che hanno
il coraggio di credere in un mondo migliore”. Italiana senza cittadinanza,
Fayo deve rinnovare il permesso di soggiorno ogni anno.
Attualmente la scuola ospita 45 bambini, il 70% dei quali figli di
immigrati. Il restante 30% è composto da bambini italiani figli di italiani.
Mi chiedo cosa accadrà con l’arrivo del nuovo anno scolastico, quale sarà
l’impatto della riforma sul Celio Azzurro, come e dove verrano smistati i
bambini figli di immigrati e cosa penseranno i bambini italiani figli di
italiani quando non vedranno più almeno la metà dei loro compagni.
Questo asilo multietnico a me sembra la risposta molto chiara agli
interrogativi di Politicanti vari che, poveri, si scervallano su come
migliorare le sorti di un’Italia che sta diventando davvero un paese strano,
con due pesi e due misure sempre più evidenti, in cui i soldi da investire
nella repressione, in qualsiasi sua forma, alla fine si trovano sempre
mentre i finanziamenti al fine di prevenire e diminuire tensione e
marginalità sociali non sono mai sufficienti. Questo “asilo di vita”, che
accoglie e include, a me sembra la testimonianza concreta di una realtà
possibile che spiega ai Politologi del momento il valore dell’Altro e come
il dialogo tra i popoli e le culture dovrebbe essere.
01:05:2010
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