Di Avatar si è
già detto molto (e intendo troppo) e indipendentemente dalle mie parole,
andrete a vederlo; Avatar è
immune alle recensioni;
Bisogna chiedersi cosa ci si attende da un film e fare autoipnosi per
raggiungere la distanza necessaria al giudizio (liberarsi innanzitutto dalla
suggestione già praticata dai media);
Ogni film risponde a una scala di valutazione propria; e
dovrebbe riferirsi solo a se stesso:
Natale a Beverly Hills è un film da 30/30 se riesce a essere quello
che vuole essere; (non si confrontano se non bonariamente, film diversi, per
genere, anno di produzione, intenti degli autori, investimenti... è pura
conversazione);
Ne viene che AVATAR non sia esattamente l’Avatar di cui parlano, il
capolavoro, ma sia invece una pellicola che, per strategia d'incasso, abbia
scelto di risparmiarsi il primato di film di fantascienza, film filosofico,
film epico, di "masterpiece" tout court, privilegiando il fronte
gadgettistico dei decantati effetti speciali; (mia critica ricorrente, lo
so);
Infastidisce quindi il piano prioritario di rientrare
(assolutamente) dei capitali, accomodando la storia per tutti i popoli della
terra: un mito comprensibile ai Darkhad della Mongolia o allo studente
viziato di Stanford (magari lo facessero gli italiani qualche volta);
Gli impulsi narrativi gratificanti sono stati talmente levigati da esser
appena percettibili, resi sottotesti trascurabili in un film sgargiante e di
mero intrattenimento (niente di male, ma avremmo voluto vedere proprio
quello: la complessa situazione dei terrestri come alieni che invadono un
nuovo mondo, cercando una via di scampo...; e poi la riflessione sul futuro
imminente in cui la realtà virtuale sarà parificata alla realtà reale, la
scelta/sacrificio di rinunciare al proprio corpo per un diverso e prestante
avatar…; ma tutto questo non c'è; o meglio è immolato all'"Apocalipse now"
delle sole esplosioni);
Se certo si considera il marketing come parte integrante del film allora
certamente siamo di fronte a un evento epocale (fu così per
the Blair witch project la
narrazione debordava nella strategia di mercato rendendola una cosa sola e
indivisibile);
Ma se per sbaglio prendiamo a considerare marketing e prodotto separatamente
il giudizio è tutt'altro che unanime;
Il film è facile e lo avete già visto, titolato in altri modi (Pocahontas,
The New World, Balla coi lupi…)(catarsi)
Assistiamo finalmente/nuovamente alla rivincita dei na(ti)vi americani
(anche se la vicenda è trasfigurata sul pianeta Pandora e nel 2154),
un’ammissione di colpa dei terrestri/americani; con qualche frecciatina
all’esportazione di democrazia contemporanea;
(da notare, per noi italiani, la curiosa sincope Na’vi/Nativi)
Il film è dannatamente ingombrante, eccede e di molto i limiti dello schermo
(e non per il 3d voglio dire)(che per inciso, è, ne più ne meno, una vecchia
cartolina zigrinata con Gesù piangente/non piangente);
La pellicola è venduta insieme ai racconti della sua lavorazione: l'attesa
di Cameron di una tecnologia sufficiente a rendere questo miracolo; l’uso
estremo della virtual camera, (che niente ha a che vedere con una
macchina da presa... non c'è obiettivo o altro dispositivo ottico di
acquisizione, ogni fremito degli attori viene rubato e inviato a un
processore che genera in tempo reale un modello 3D customizzabile,
inquadrabile a 360 gradi anche in post-produzione….); (C’è da aspettarsi
qualche resistenza da quei noiosi affezionati al cinema fotografico: quello
con set, dolly, recitazione e tutto il resto; qui c'è un asettico studio
grigio, degli attori in tuta e caschetto che devono rievocare i corsi di
teatro nella palestra comunale per convincersi del set inesistente).
La vera fantascienza non è dunque il film, visibile allo spettatore (quello
è stra-visto, per nulla mentale), ma e per la prima volta, la realtà reale,
perché (è innegabile) Avatar
segna i tempi e rappresenta il punto di arrivo di una ricerca scientifica, è
il film tecnologicamente più avanzato mai prodotto da quel lontano 1895.
(questo è il vero motivo che vi deve portare in sala);
Ma la scienza non è uno dei parametri di misura del cinema (non lo era fino
ad oggi per lo meno…);
Non v'è traccia né’ volontà di re-inventare un racconto o di attuare un
sovvertimento dei codici della cinematografia;
Si rispetta lo scrupoloso canovaccio dei film di consumo americani,
focheggiando l'attenzione sui pelleblu piuttosto che sui cowboy; come negli
western tardivi; anche se qui, cowboy siamo tutti noi, traditi da Giuda/Jake
Sully, abbandonati alla rovina;
Lo svolgimento sbrigativo di alcune faccende di importanza capitale poi non
va proprio giù;
Jake Sully è pronto a fare "all in" per ragioni personali; ci si chiede se
fosse stato un "eroe americano" legato alla bandiera e non su una sedia a
rotelle, livoroso per il suo pianeta morente e con moglie e figli ad
attenderlo, se queste attenuanti avrebbero cambiato le cose; (sicuramente
sì), ma questi ragionamenti sono vietati.
E bisogna riflettere, nell'epoca dei reality, su che cosa significa
proporre una storia del genere;
Il segreto crimine di questo film è di consentire a un uomo qualunque di
ritrovarsi grazie alla tecnologia in una realtà migliore (o virtuale)
ammissibile (Jake Sully/lo spettatore);
è una profezia che getta il
seme di futuri conflitti tra padri e figli, di referendum che assimileranno
le realtà artificiali e alternative a quella conosciuta; Voi cosa votereste?
cosa rispondereste a un figlio che vi dice: “addio, ho deciso di attaccarmi
definitivamente a una macchina e vivo in un videogioco, preferisco così…”;
(Second Life estremo e questa volta funzionante);
Più questo film ha successo e più danno fa, più diventa patrimonio
dell’umanità, memoria collettiva, più le menti oggi plagiabili che fra
trenta anni potranno finalmente migrare/fuggire in corpi "virtuali"
torneranno con la memoria a quel sogno premonitore visto da ragazzini;
Insomma, c'è un film iperpromozionato da cui è impossibile sfuggire; una
storia facile facile e tanto superficiale quanto spettacolare, esoscheletri
da combattimento, reminiscenze tecnologiche e familiari da
Alien e
Terminator , c’è perfino
l’onnipresente Peter Jackson, magnate della CG …. accorrete signori,
accorrete!….
Per onestà dirò che rinunciare a questo film è rinunciare a un argomento di
conversazione, con i vostri amici, a scuola, in ufficio; è ritrovarsi
emarginati tutto d'un colpo, e voi non volete sentirvi emarginati;
(il voto comprensivo del coefficiente marketing)
14:01:2010
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