::: SPECIALE KINEMATRIX :::

LO SCRIPT

 ::: maggio 2004 :::


2046
un film di Wong Kar-wai
 


Scena 1
Hong Kong; 1967; un bar.
Chow Mo-wan; Liu Jiali; un giapponese (Kimura); altri clienti.
Notte.

E’ già molto tardi, sono rimasti solamente alcuni clienti, ormai ubriachi, nel bar dove risuona una vecchia musica dolce e melodiosa, e fuori piove una pioggia che scivola sui vetri.
Un grosso orologio appeso al muro indica che ormai sono le due del mattino.
In un angolo del bar Chow Mo-wan, barba sfatta e aria abbattuta, guarda di fronte a sé, con occhi annebbiati dalla sbornia, Liu Jiali, l’algida cameriera del bar.

CHOW MO-WAN
Stare con te mi fa dimenticare completamente l’esistenza del tempo.

LIU JIALI
(freddamente) E’ ora di chiudere.

Liu Jiali mette il conto di fronte a Chow Mo-wan. Sul tavolo sono sparpagliati disordinatamente alcuni fogli, un giornale, una stilografica Parker 61 placcata in oro, della cenere di sigarette, una bottiglia vuota e un bicchiere con ancora un sorso di alcool. Chow Mo-wan non degna nemmeno di un’occhiata il conto.

CHOW MO-WAN
Domani ritorno.

LIU JIALI
(freddamente) Tanto la vediamo ogni giorno, con o senza soldi!

CHOW MO-WAN
(sorpreso) Quant’è?

LIU JIALI

(conta in silenzio) 5500 caratteri!

Chow Mo-wan non dice più niente, guarda la confusione di fogli sul tavolo, ne mette in ordine 4 o 5 che riempie di caratteri e che poi porge a Liu Jiali.
Liu Jiali guarda freddamente Chow Mo-wan.
Chow Mo-wan non ha altra scelta che tirar fuori altri due o tre fogli.

CHOW MO-WAN
Questo è per il Grosso, questo per il Calvo, stai attenta a non confonderli!

Liu Jiali fa una smorfia e prende i fogli di carta.

LIU JIALI
Che importanza ha? E’ la stessa cosa! (si china a guardare i fogli). D’ora in poi basta, non ti farò più da postino!

Chow Mo-wan sorride discretamente, prende il bicchiere e lo scola in un sorso.
Nell’angolo del bar, un giapponese (Kimura) sta telefonando, al suo fianco c’è una grossa valigia di pelle.

GIAPPONESE
La prego di avvisarlo, il bar sta chiudendo e qui non lo posso più aspettare. Domani lo richiamerò…

Chow Mo-wan si alza in piedi e comincia a mettere in ordine i fogli di carta.

CHOW MO-WAN
(come se recitasse a memoria, un sorriso amaro sulle labbra) Una volta il mondo non era così. I tempi sono cambiati!

Liu Jiali prende la bottiglia vuota e il bicchiere e si allontana con il manoscritto.
Il giapponese (Kimura) riattacca e saluta gentilmente con la testa Liu Jiali.
Liu Jiali inaspettatamente sorride in direzione del giapponese.

GIAPPONESE
(in un cinese molto stentato) Il mio amico si chiama Bird, è un poliziotto. Se lo vede la prego di dirgli che lo aspetterò ancora qui domani.

LIU JIALI
Lo sta aspettando già da qualche giorno, non verrà.

GIAPPONESE
No, no, il mio amico verrà sicuramente.

Liu Jiali annuisce.
Il giapponese fa un leggero inchino e se ne va.
Liu Jiali segue con lo sguardo il giapponese. Quando vede Chow Mo-wan che sta raccogliendo in fretta le sue cose mette nuovamente il muso, si gira e ritorna dietro il bancone. Sembra detestare Chow Mo-wan.
Gli altri clienti lasciano uno dopo l‘altro il bar.
Chow Mo-wan spinge la sedia e si avvicina all’uscita, ma vacilla e per poco non cade.
Liu Jiali, dietro al bancone, sta sintonizzando una stazione della radio, ma si volta per vedere cosa accade.
Chow Mo-wan si raddrizza.
Freddamente guarda Chow Mo-wan.
Chow Mo-wan si allontana barcollando, apre la porta e se ne va.

 


Scena 2
Hong Kong; 1967; la strada all’esterno del bar.
Chow Mo-wan; passanti.
Notte.

La strada è un trambusto.
Una sirena. Passa una macchina della polizia, schizzando acqua dappertutto.
I passanti si scansano impauriti.
Chow Mo-wan cammina lentamente per strada, il manoscritto sotto il braccio e la testa protetta dal giornale. Appare così solo, così disperato....

CHOW MO-WAN
(F.C.) Oggi tutto può essere rappresentato dalle automobili: si corre all’impazzata: di qui di là, non c’è punto di partenza né capolinea! Io solo sembro un’automobile intrappolata in un pantano, le ruote girano senza sosta e mi ritrovo a lottare sempre allo stesso punto, nessun movimento, nessun cambiamento, e alla fine il fango che schizza da queste ruote mi sommergerà completamente! Solo l’alcool riesce a ripulire la sporcizia del mio cuore.


Scena 3
Esterno e interno del bar.
Liu Jiali, Chow Mo-wan; passanti.
Notte.

Piove sempre più forte e le gocce battono rumorosamente sulle finestre.
La radio sta trasmettendo le ultime notizie: la guerra in Vietnam, la borsa.....
Liu Jiali sta chiudendo le tende della finestra, si interrompe per dare un’occhiata al di là del vetro.
Chow Mo-wan con il giornale sulla testa scompare barcollando dietro una curva della strada.
 

 

Scena 4
Hong Kong, anno 1967, strada e vicolo.
Chow Mo-wan; numerosi poliziotti, passanti, donna.
Notte.

Sta ancora piovendo.
La strada è una bolgia.
Sui binari scivola via un vecchio tram.
I poliziotti in uniforme antisommossa si riuniscono intorno alla grondaia per ripararsi e fumano.
Occasionalmente alcuni passanti passano in fretta, sorreggendo un ombrello aperto mentre i poliziotti li scrutano, allertati.
Chow Mo-wan, i fogli sotto il braccio e il giornale sulla testa, si avvicina con passo malfermo.
I poliziotti lo guardano attentamente, si convincono che non possa essere una persona in grado di creare agitazione, quindi si rilassano e non si curano più di lui.
Una macchina della polizia con la sirena passa oltre, spruzzi d’acqua schizzano Chow Mo-wan il quale sembra non farci assolutamente caso.
Chow Mo-wan gira in un vicolo fermandosi sotto la grondaia di un palazzo, getta il giornale ormai zuppo e si prende una sigaretta.
Chow Mo-wan si mette la sigaretta in bocca, accende l’uno dopo l’altro alcuni fiammiferi bagnati che, ogni volta, fanno un piccola fiammella e si spengono.
Chow Mo-wan cerca di accende i fiammiferi con considerevole calma.
Estrae dalla scatola l’ultimo fiammifero e alla fine lo accende, lo avvicina alla sigaretta ma si ferma.
Un lontano rumore di tacchi alti che battono sul cemento della strada si fa sempre più nitido.
Chow Mo-wan lentamente alza la testa e guarda in quella direzione.
Una donna con un ombrello alla moda, e al braccio una borsetta piena di brillanti, sinuosamente gira ed entra nel vicolo.
Chow Mo-wan si brucia le dita con il fiammifero. Questo lo scuote e lo riporta alla realtà: getta via immediatamente il fiammifero.
La ragazza vestita in modo vistoso, guarda Chow Mo-wan in modo provocante.

CHOW MO-WAN
(F.C.) C’è una storiella che dice che un giorno lo zero incontra il numero 8 e gli dice: credi forse che basta usare una cintura e stringerti la vita perché non ti riconosca? Dopo alcuni anni di assenza lontano da Hong Kong, trovavo davvero che da 0 si era trasformata in un 8! All’improvviso, avevo solo un’idea in testa: sciogliere la cintura dell’8....
 


Scena 5
La hall di un palazzo.
Chow Mo-wan; la donna; la padrona di casa; il marito della padrona di casa.
Notte.

La donna sostiene Chow Mo-wan. Chow Mo-wan, barcollando, bussa alla porta. E’ fradicio.
Dopo un bel po’, la proprietaria con espressione seccata esce dal suo stanzino con una chiave in mano. Alza la testa per guardare l’orologio appeso al muro e, furiosa, apre la porta.
Aperta la porta, per poco Chow Mo-wan non cade, se non fosse per la donna che lo sorregge.
Con sguardo feroce la padrona di casa si piazza di fronte a Chow Mo-wan e alla donna.

PADRONA DI CASA
L’affitto sta per scadere, se desidera rimanere ancora mi deve pagare.

Chow Mo-wan non dice una parola, con una mano spinge da parte la padrona di casa ed entra abbracciando la donna.
La padrona di casa, costernata e arrabbiata, fa per trattenere Chow Mo-wan per una manica, ma la donna si intromette con il suo sorriso.

DONNA
Lo scusi, è ubriaco, domani la pagherà.

La padrona di casa prende Chow Mo-wan per un braccio.

PADRONA DI CASA
Assoluamente no. Poi quando ha i soldi non la vediamo più!

Si sente la voce di un inquilino.

INQUILINO
(F.C.) Ma è l’ora questa di regolare i conti? Volete lasciarci dormire o no?!

Chow Mo-wan approfitta dell’incidente per piantare in asso la padrona di casa. Abbracciando la donna sale le scale barcollando.
La padrona di casa li guarda con rabbia mentre si allontanano.
Il marito della padrona di casa allunga dallo stanzino una testa stravolta dal sonno.

MARITO
Ha portato un’altra donna?

PADRONA DI CASA
(con odio) Fottuto ubriacone, domani l’avrà gia dimenticata!

MARITO
(riso di compassione) Se doveva ricordarsene, non l’avrebbe portata qui! Su vai a dormire.
 


Scena 6
Corridoio dell’edificio - appartamento 2046
Chow Mo-wan; la donna.
Notte

Nel palazzo entra acqua dappertutto.
Chow Mo-wan, continuando ad abbracciare la donna, sale le scale barcollando.
La donna rovescia con un piede un catino messo lì a raccogliere l’acqua. Trattiene un grido mettendosi una mano davanti alla bocca.
La donna si aggrappa al braccio del barcollante Chow Mo-wan e con difficoltà, usando un piede, raddrizza il catino; poi, sempre con il piede, lo rimette nella sua posizione originaria.
La donna aiuta Chow Mo-wan ad andare avanti. Chow Mo-wan si ferma improvvisamente davanti a una porta.

DONNA
Come mai vivi in questo posto?

Chow Mo-wan tira fuori una chiave, però non riesce in nessun modo a inserire la chiave nel buco della serratura. La donna prende la chiave dalle mani di Chow Mo-wan e apre la porta.
Chow Mo-wan, sempre abbracciato alla donna, entra nella stanza.
La porta si richiude. Appartamento 2046.
 


Scena 7
Futuro. Interno di una stazione di frontiera.
Kimura; un robot.
Giorno.

Kimura indossa un vestito ed è pettinato in stile fine anni ’60. E’ seduto su una sedia modello avanguardia. Di fianco a Kimura c’è una valigia di pelle.
Un robot assolutamente identico in tutti i particolari ad un essere umano siede inespressivo di fronte a Kimura.

KIMURA
(in giapponese) 2046, è ora il mio unico obiettivo.

Il robot guarda Kimura.

KIMURA
Perché molti anni fa io e i miei amici abbiamo lasciato un segreto, un segreto molto grande e molto importante.

ROBOT
Quale segreto?

KIMURA
Un segreto se lo riveli non è più un segreto! Io e i miei amici abbiamo fatto una promessa: solo qualora fossimo stati nuovamente insieme avremmo potuto rivelare questo segreto. Io sono ritornato, tuttavia loro non ci sono. I loro amici mi hanno detto che sono andati nel 2046 perciò andrò là a cercarli per mantenere la mia promessa.

ROBOT
Promessa?

KIMURA
Si, la nostra promessa!

Il robot digita alcuni caratteri su una piccola tastiera sul suo polso.
Il chip inserito nella sua testa si aziona per compiere una ricerca.
Fa una piccola pausa, dalla testa del robot esce un biglietto sul quale é scritto il significato del termine promessa: promessa....
Il robot digita ancora qualcosa sulla piccola tastiera sul polso e il display nella sua testa si spegne.

ROBOT
Questo è un problema molto serio, mi piacerebbe che tu ci dedicassi un tempo di discussione sufficiente.

Kimura rimane sbigottito.
 

 

Scena 8
All’esterno della stazione di frontiera.
Kimura; comparse.
Giorno.

Un auto passa davanti alla macchina da presa.
Dopo che l’automobile è passata, Kimura si ritrova là, in piedi sul marciapiedi, con una valigia in mano. Dietro di lui, una stazione di frontiera dalla forma un po’ banale.
Davanti a Kimura si scorge indistintamente la grande città formata da torreggianti grattacieli.
Kimura ha un attimo di smarrimento.
Strane macchine passano avanti e indietro davanti a lui, sembrano modelli di automobili di epoche diverse, per ogni epoca vi sono i relativi modelli, sopra vi sono diverse persone di periodi storici completamente differenti, gridano, fanno baccano. Assistiamo a una vera e propria sfilata di diverse epoche.
Kimura cerca una macchina, ma finisce con l’andare a piedi con la sua valigia.
Improvvisamente la serratura della valigia in pelle scatta, rivelando una notevole quantità di banconote ---- dollari.
Kimura si affretta a rispingere nella valigia i soldi e a richiuderla con cura; poi prosegue per la sua strada.
 


Scena 9
Centrale elettrica. Esterno/Strada.
Kimura; venditori ambulanti, clienti; una coppia di anziani, una coppia di giovani, comparse.
Giorno.

Su entrambi i lati della strada si addensano vari negozi di articoli di uso comune e negozi di abbigliamento degli anni ’60 e ’70.
Sia il cliente che sta scegliendo della merce in un negozietto, sia il passante che sta camminando per la strada hanno un modo di vestire all’avanguardia ultramoderna.
Il contrasto è netto.
Un venditore ambulante sta vendendo la propria merce sputando semi di loto in direzione dei passanti.

VENDITORE 1
Se vai vestito così nel 2046, ti prendono per un fenomeno da baraccone! Laggiù sono ancora vestiti come una volta: questo abbigliamento, invece si intona perfettamente alle tendenze di quel posto.....

Il venditore 2 ferma una coppia anziana che è vestita dalla testa ai piedi secondo l’avanguardia ultramoderna indicando un manichino di fianco a sé. Il manichino di plastica è vestito da capo a piedi in stile anni ’60.

VENDITORE 2
Allora, guardate, date un po’ un’occhiata, questi sono sicuramente i vestiti più alla moda del 2046.

Una coppia di giovani viene fermata da un venditore. Il negozio alle spalle del venditore è traboccante di pentole, piatti, tazze e altri oggetti di uso comune.

VENDITORE 3
Entrate a guardare, se riuscite a trovare su questa terra un altro posto in cui si vendano cose così belle io vi regalo tutto il negozio.

Il marito esita.
La moglie spinge via cautamente il marito.

MOGLIE
(al marito)Su lascia perdere, con le cose che abbiamo acquistato e messo alla centrale elettrica saremmo già in grado di aprire un negozio di antiquariato. E poi se comprassimo anche queste cose non sapremmo come usarle.

VENDITORE 3
Nel 2046 imparerete rapidamente! Su, entrate a dare un’occhiata…

MOGLIE
(a bassa voce) Tutti vogliono andare al 2046, ma nessuno c’è mai stato, alla fine questo posto esiste o non esiste?

VENDITORE 3
Beh, mi sembra che voi ci siate stati più di una volta alla stazione di frontiera, no? Se non ci fosse un posto --- diverso da questo dove tutto cambia alla minima occasione --- nessuno sarebbe interessato!

Kimura cammina per strada trasportando la sua valigia di pelle.
Arriva ad un incrocio, una macchina dall’aspetto strano sfreccia via rombando, Kimura si ferma. Proprio davanti a lui c’è una centrale elettrica dalla strana forma.

KIMURA
Quell’anno ritornavo in quel mondo.

Una luce illumina il viso di Kimura come se si aprisse una porta.
 

 

Scena 10
Futuro, all’esterno di una prigione.
Kimura; passanti, comparse.
Giorno.

La porta si richiude con un sonoro rumore. Kimura, sempre con la valigia di pelle, si ferma all’esterno della prigione.
Uomini e donne dal look stravagante, con strani modelli di vestito, passano davanti a Kimura.
Kimura veste in modo completamente diverso da loro, come se non fosse della stessa epoca.
Kimura ferma un passante.

KIMURA
(in giapponese) Scusi, quest’anno in che anno siamo?

PASSANTE
Da dove vieni? Sei anche tu del gruppo turistico? Anch’io ne faccio parte, questa agenzia turistica non vale proprio niente, ho detto che volevo andare nel 1869 e invece mi hanno gettato qui e se ne sono scappati, dove volevi andare?

KIMURA
(in giapponese) Questo è pazzo!

Kimura se ne va.

PASSANTE
Ehi, sei mai stato in una vettura del 1869? Come faccio ad andare nel 1869?
 


Scena 11
Una città nel 2046.
Kimura; un passante, comparse.
Giorno.

Grattacieli dall’architettura moderna.
Passano avanti e indietro diversi strani modelli di automobili.
Kimura trascina la sua valigia di pelle, si guarda intorno un po' sconcertato.


KIMURA
(F.C.) Non l’avrei mai creduto, dopo aver fatto alcuni anni di carcere ed esserne uscito, scoprivo che questo mondo era cambiato completamente, non riconoscevo più nemmeno le strade! Per un istante confesso di essermi chiesto se non fosse meglio farla finita perché se ero stato in prigione così tanti anni era per un segreto che conoscevo solo io.

Kimura chiede informazioni ai passanti aiutandosi con i gesti.

KIMURA
(in giapponese) .... c’è un grande albero, di fianco a questo grande albero c’è un piccolo bar che si chiama In the Mood for Love. La cameriera si chiama Xiao Li, ha i capelli tinti di rosso ed un nasino all’insù, occhi grandi così e le piace stare alla finestra a guardare gli uccellini che si fermano sul grande albero.......

Il passante guarda Kimura in modo strano e se ne va.
Kimura cerca di chiedere informazioni allo stesso modo a un altro passante.

 


Scena 12
Un angolo di una città del 2046.
Kimura; ragazzina, personaggi di contorno
Crepuscolo/Sera.

Kimura, con la valigia di pelle in mano, guarda stupito uno dei grandi edifici che svettano verso il cielo.

KIMURA
(F.C.) C’era un grande albero in quel posto. Mi ricordo all’epoca c’erano ancora alberi in città. Adesso… mi pare che la parola vegetale non esista nemmeno più. Mi ricordo anche che una volta nel mondo c’era qualcosa che si chiamava amore. Una parola che adesso, credo sia scomparsa…

Kimura comincia a scavare febbrilmente per terra.
I passanti, che vanno e vengono, lo guardano con curiosità.
Kimura dissotterra infine un grosso oggetto avvolto in una grossa busta. Si guarda intorno con sospetto.
La busta è rovinata e una grande quantità di banconote si sparge fuori. Si tratta di dollari americani.
Sentendosi poco sicuro, Kimura apre la valigia e ci infila i dollari con gesto nervoso.
Un fascio di banconote cade ai piedi di una bambina. Lo guarda affascinata.
Kimura si affretta a raccoglierlo, poi alza la testa verso la bambina.
La bambina osserva Kimura.
Si squadrano da capo a piedi.

BAMBINA
Ti piacciono? (tira fuori un fascio di banconote dalla tasca)Ne ho altri. Tienili se li vuoi!

KIMURA
No, no! Non posso!

La ragazzina brandisce ridendo il fascio di biglietti di banca.
Kimura lancia sguardi furtivi alla bambina. Dopo un lungo rovellio interiore, tende la mano con aria colpevole. Vuole dire qualcosa ma la bambina lo precede.

BAMBINA
Ne ho ancora tanti altri a casa. Te li porto!

La bambina, felice, si allontana di corsa.
Kimura tiene i soldi che gli ha dato la bambina e si guarda intorno perplesso.
La gente calpesta i soldi con i piedi senza prestarvi attenzione.
Kimura alza la testa. Una persona anziana getta dei soldi da una finestra.
Kimura si volta e vede degli individui accendersi la sigaretta con le banconote.
Qualcuno passa in bicicletta. Una pila di biglietti di banca sistemati su un portabagagli cade e si sparge sulla strada senza che nessuno reagisca.

KIMURA
In carcere, ci fu qualcuno che mi raccontò una storia buffa che diceva che un giorno il numero 8 incontra lo zero e gli dice: credi forse che basta levarsi la cintura che ti stringe la vita perché non ti riconosca? Da allora, nei miei sogni, mi trovo sempre a mettere una cintura allo 0.....Non avrei mai creduto che un sogno impossibile potesse qui diventare realtà! E questa realtà io l’avevo già vista in vecchi documentari......

(Vecchie immagini d’archivio: alcuni periodi storici in rapporto l’uno all’altro: Shanghai nel 1948, la crisi finanziaria americana del 2009, una donna seduta su un risciò tiene tra le dita una grossa mazzetta di soldi con la quale compra una sigaretta. Gente che butta soldi dalla finestra. Nel mezzo del documentario, come un personaggio catturato per caso dalla macchina da presa, c’è anche Kimura che indossa i vestiti dell’epoca, con l’aria assente oppure mentre raccoglie i soldi. Nel film Chow Mo-wan, con in mano una bottiglia, passa barcollando davanti agli occhi di Kimura).

Kimura raccoglie velocemente i soldi, mentre un uomo, di fianco a lui, ne sta gettando altri.
Uno dopo l’altro tutti gettano soldi a Kimura.

KIMURA
(F.C.) A che serviva aver corso tanti rischi all’epoca, perché aver fatto tutte quelle stupidaggini?

(Flash Back: in quegli anni gli uomini amavano I soldi, dappertutto c’erano negozi, pubblicità, insegne luminose; auto di marca, belle ragazze, etichette del prezzo, quotazioni di borsa, tutto sembrava far riferimento ai soldi, soldi, soldi. Kimura rapina una gioielleria, Kimura apre un conflitto a fuoco per resistere all’arresto, Kimura fugge sotto un ponte....)

KIMURA
(F.C.) Ho cominciato ad avere paura, non saprei dire quale ne fosse la causa. Era l’emozione? O era perché non capivo nulla di quel mondo?... Perché un 8 che si toglie la cintura non è uno 0 e anche uno 0 che si stringe alla vita la cintura non è un 8. Non sono niente....
 


Scena 13
Città/Alto ponte
Kimura
Notte

Si collega al ricordo precedente, Kimura fugge con la valigia in mano. Il ponte alto che sta alle sue spalle crolla pezzo dopo pezzo. Anche la città dei suoi ricordi esplode, i palazzi crollano l’uno dopo l’altro. Kimura sembra stia correndo nel mondo reale, ma in realtà si trova davanti a uno schermo cinematografico.
Le luci della città si spengono a poco a poco.
 


Scena 14
All’esterno di un cinema.
Notte.

Sulla vetrina appare la scritta ‘Distruggere’, dietro la vetrina è appesa la locandina del film In the Mood for Love.
Annuncio: Ultimo giorno di proiezione, capolavoro nostalgico, prezzo speciale 200.000 yuan. Chiusura a mezzanotte.
 


Scena 15
Il cinema
Kimura
Notte

Kimura è in un cinema assolutamente vuoto che guarda un film. Stringe strettamente a sé la valigia di pelle. Il film che viene proiettato sullo schermo è proprio In the Mood for Love.
 


Scena 16
Hong Kong, 1967, un piccolo hotel, stanza 2046.
Cho Mo-wan, una donna.
Giorno.

Cho Mo-wan, con la testa reclinata da un lato, sta guardando silenziosamente la donna che di fianco a lui dorme profondamente.
La donna si gira su un fianco e si ritrova di fronte a Cho Mo-wan. Sospira profondamente.
Cho Mo-wan ha un conato di vomito e si trattiene con forza la bocca con la mano.
La donna non si accorge di nulla e continua a dormire. Guardandola sembra cosi vecchia, così distrutta dagli anni.
Cho Mo-wan fa una smorfia e scende con precauzione dal letto.
Cho Mo-wan si gratta la testa ed entra nella stanza da bagno.
La camera è tutta in disordine, il rumore di uno scroscio d’acqua si diffonde dalla stanza da bagno.
Dopo pochi momenti cessa il rumore dell’acqua che scorre. Cho Mo-wan esce dalla stanza da bagno. Ha evidentemente finito di lavarsi.
Cho Mo-wan prende la giacca, dalla tasca estrae il portafogli e lo apre.
Il portafogli è vuoto se non fosse per alcune monetine.
Cho Mo-wan guarda ancora la ragazza che dorme profondamente, rimette il portafogli nella tasca del vestito e scova, in un angolo della stanza, una bottiglia di whisky mezza piena.
Cho Mo-wan sbarazza il tavolo dalle cose che disordinatamente lo ingombrano e vi posa i fogli, accende una sigaretta, versa tutto il contenuto della bottiglia di whisky in un bicchiere di vetro, accende la lampada che sta sopra il tavolo e sprofonda nei suoi pensieri.
 


Scena 17
Un piccolo hotel, interno / esterno della stanza 2046.
Redattore (Il Calvo), donna, Cho Mo-wan.
Giorno.

Dalla stanza arrivano le voci di un litigio e la voce astiosa della donna.
Una mano entra in scena, bussa alla porta.
La porta viene aperta con violenza, una donna appare all’uscio; non si è ancora truccata.
Il redattore guarda in silenzio la donna.
La donna fissa arrabbiatissima il redattore.
Cho Mo-wan é chino sul tavolo e continua a scrivere, non alza nemmeno la testa. Sul tavolo la bottiglia di alcool è già vuota.

CHO MO-WAN
Settemila!

La donna si volta stupita verso Cho Mo-wan.

Il redattore sospira discretamente; dalla tasca estrae il portafogli, conta 300 dollari e li dà alla donna.
La donna guarda il redattore, prende i soldi, sbuffa e se ne va.
Il redattore entra nella stanza.

REDATTORE
Amico, ti supplico! Pensa anche a farmi mangiare!

CHO MO-WAN
Xiao Li non ti ha dato il manoscritto?

REDATTORE
Non è venuta a chiedermi i soldi del vino, io come potevo sapere che tu ti saresti rifatto vivo? Eh, amico mio, nel pomeriggio andiamo in stampa e tu non hai consegnato…

CHO MO-WAN
(prendendo il bicchiere e bevendo l’ultimo sorso) Tra dieci minuti sarà tutto fatto!

Il redattore vorrebbe aggiungere qualcosa, ma vedendo Cho Mo-wan chinarsi nuovamente sul suo tavolo, tiene la bocca chiusa.
 


Scena 17A
Rampa di scale del palazzo / Scale / Ingresso
Cho Mo-wan, redattore, nuovo inquilino, Su Lizhen, addetti al trasloco, marito della padrona di casa.
Giorno.

Il marito della padrona di casa sta seduto dietro il banco e tracanna di nascosto un sorso di liquore. Bevutolo, nasconde in tutta fretta la bottiglia e schiocca le labbra per riassaporare il gusto dell’alcool. Subito dopo beve di corsa un sorso di tè per risciacquarsi la bocca. I suoi occhi guardano con circospezione intorno alla stanza, per paura che la padrona di casa – sua moglie - appaia all’improvviso.
Un uomo – evidentemente il capo famiglia – dà ordini ad alcuni addetti al trasloco che stanno trasportando i mobili al piano di sopra.

INQUILINO
Ehi, fate un po’ attenzione, salendo le scale i miei armadi non devono in alcun modo venire urtati, sono preziosi.....

Cho Mo-wan sta scendendo le scale ed evita gli armadi che salgono.
Il redattore è stato bloccato sul pianerottolo.

REDATTORE
(a Cho Mo-wan) Non andartene via di corsa, aspettami – –

Il marito della padrona di casa vede Cho Mo-wan, mette via la bottiglia e sorride amabilmente.

MARITO
(amabile, con il tono di chi vuole trattare): Signor Chow, per quanto riguarda il suo affitto....

CHO MO-WAN
Appena ricevo i miei soldi, glielo verso…

MARITO
(molto gentile) Oh! bene, benissimo; oggi stiamo lontani dalla bottiglia ?

Cho Mo-wan sorride, estrae un pacchetto di sigarette e ne offre una al marito della padrona di casa.
Il marito della padrona di casa immediatamente accende la sigaretta a Cho Mo-wan.
Gli addetti al trasloco continuano a trasportare mobili.

TRASLOCATORE
Fate attenzione, Scusate...

Cho Mo-wan getta una boccata di fumo, gli sembra di aver visto Su Lizhen dare direttive ai traslocatori su dove trasportare i mobili. [riferimento a In the Mood for Love, dove Cho Mo-wan e Su Lizhen entrano lo stesso giorno in due appartamenti adiacenti].
Una boccata di fumo denso si dissolve lentamente.
Il redattore trova uno spazio e scende di corsa le scale, in mano tiene un manoscritto.
 


Scena 18
Esterno palazzo/strada
Cho Mo-wan, redattore (il Calvo), un poliziotto, comparse.
Giorno.

Hong Kong, anno 1967, la via è nel caos.
La gente è completamente disperata, nel panico....
Una vettura carica di mobili si ferma all’esterno del palazzo, alcuni operai cominciano a scaricare dall’autovettura e a trasportare i mobili.
Cho Mo-wan esce dal comprensorio fumando una sigaretta.
Il redattore, paonazzo, con in mano il manoscritto, sta dietro a Cho Mo-wan.

REDATTORE
(agitato e paonazzo) Dammi un coltello, mi ammazzo, basta! Se tu avessi intenzione di uccidermi non potresti trovare metodo migliore! Come posso ritornare dal capo?

Un gruppo di poliziotti in tenuta anti-sommossa passa di corsa davanti agli occhi di Cho Mo-wan e del redattore.
Cho Mo-wan dice alcune frasi che non capiamo.
Cho Mo-wan percorre tutta la strada.
Il redattore, con i fogli in mano, segue a ruota Cho Mo-wan, parlando mentre cammina.

REDATTORE
(ancor più rosso in viso) Se la prendi così, allora non c’è più ragione di restare amici! Sii onesto, sono o non sono stato un amico per te? Sei stato via per anni e io, solo dopo aver faticato sette camicie sono riuscito ad arrivare in questo posto; tu ritorni ed io dovrei licenziare lo scrittore che ha continuato ad aiutarmi a scrivere tutte le altre puntate! Con tutte le mie forze ti ho raccomandato di scriverle tu, anche adesso ti ho dato tutto lo stipendio che avevo appena ricevuto, ma tu, per tutta risposta, mi dai questi racconti incomprensibili e pretendi pure che vada dal mio capo a renderne conto?! Tu …

CHO MO-WAN
(si ferma, accende una sigaretta) Non hai letto il manoscritto che ti ha dato Xiao Li?

REDATTORE
(attonito) Io ... Se non mi fossi sbrigato a venire a cercarti, tu saresti ancora tra la braccia del vecchio!

CHO MO-WAN
…E’ stato in carcere!

REDATTORE
(disorientato) Allora diciamo pure che è stato in carcere. Ma una volta uscito dal carcere, come spiegare che il mondo sia cambiato in questo modo? Credi che i lettori saranno in grado di accettarlo?

CHO MO-WAN
(soffiando una boccata di fumo) Io sono stato via da Hong Kong 3 anni e una volta ritornato ho fatto fatica a riconoscerlo, questo mondo. Mi ricordo anche che una volta tu scommettevi sui cavalli fino a rimanere in mutande, ti divertivi con le ragazze e quando eri senza soldi davi come pegno la tua carta d’identità, fumavi le sigarette finché il filtro non ti bruciava le dita, e adesso mi fai il moralista!

Il redattore è incapace di pronunciare una sola parola, rimane attonito in piedi di fianco alla strada coi fogli in mano.
Cho Mo-wan se ne va.
Al redattore improvvisamente viene in mente qualcosa.

REDATTORE
Ehi, e poi che succede? Il 2046 cos’è, esattamente?

CHO MO-WAN
(senza girare la testa) Non lo so!

Il giovane editore guarda attonito Cho Mo-wan che si allontana.

REDATTORE
(tra sé e sé) Si sarà scolato troppo vino rosso a buon mercato che gli avrà attaccato le meningi? O è stato il fiato delle bombe nei tre anni in cui ha fatto il reporter in Vietnam ad avergli spappolato il cervello?

Il redattore guarda l’orologio, guarda poi i fogli nelle sue mani, sospira profondamente e si mette a correre a perdifiato nella direzione opposta.
 


Scena 19
Una vecchia strada dove Cho Mo-wan una volta abitava.
Cho Mo-wan, il postino, comparse.
Sera.

Un postino sta appoggiato alla sua bicicletta, e prende una sigaretta dalle mani di Cho Mo-wan.

POSTINO
Ho sentito dire che sei stato in Vietnam negli ultimi tempi.

Cho Mo-wan annuisce.
I due fumano in silenzio.

CHO MO-WAN
(indicando la borsa del postino) Riesci a consegnare tutta la posta?

POSTINO
(scuotendo la testa) I tempi sono duri, tutti cambiano casa quindi un gran numero di lettere non riesco più a consegnarle. Prima non c’era questo problema.

CHO MO-WAN
Davvero, tutti traslocano. I tempi sono così cambiati.

POSTINO
(sorridendo amaramente) Se andiamo avanti così, davvero ho paura che non ci sarà più nessuno che scriverà una lettera. Le Poste saranno costrette a chiudere baracca e burattini!

I due rimangono ancora in silenzio.
Poco dopo il postino saluta Cho Mo-wan, monta sulla bicicletta e se ne va fischiettando.
Dopo un po’ Cho Mo-wan si gira e se ne va.
Il postino si ferma nuovamente e mette un piede a terra.

POSTINO
Ho sentito dire che ha divorziato e si è trasferita a Macao.

Cho Mo-wan guarda sbalordito il postino.
Il postino sorride dolcemente, rimonta in bicicletta e se ne va fischiettando lo stesso motivetto.
Cho Mo-wan emette un sospiro, prende una sigaretta, tira fuori i fiammiferi e l’accende.
 


Scena 19A
Albergo “Palazzo degli specchi”. Scale/Corridoio.
Chow Mo-wan. Un’impiegata.
Notte.

L’impiegata accompagna Chow Mo-wan al piano cercando di essere gentile.


IMPIEGATA
E’ stato in provincia negli ultimi tempi? Ho cercato in tutti i modi di informarla… (abbassa la voce e gli dice all’orecchio) lei ancora non lo sa, il mio amico ha conosciuto alcune belle bionde. Tutte ben fatte, con un didietro che non le dico! Le chiamerò per lei…

CHOW MO-WAN
Hai vinto al lotto, per caso?

IMPIEGATA
Signor Chow, com’è spiritoso! Lei mi conosce, non mi rifaccio mai alle spalle degli amici!

Chow Mo-wan ridacchia senza aggiungere nulla.
Arrivano tutti e due al piano.
L’impiegata apre una camera.

IMPIEGATA
L’aria condizionata funziona già da un po’. Si metta a suo agio, le vado a cercare una Coca!

L’impiegata se ne va richiudendosi la porta alle spalle.
 


Scena 19B
Albergo “Palazzo degli specchi”. Camera.
Chow Mo-wan. Impiegata.
Notte.

I muri e il soffitto della camera sono ricoperti di specchi. Appena uno si muove, la stanza si anima.
Cho Mo-wan è sdraiato sul letto e guarda il soffitto: la guerra del Vietnam, la borsa…
L’impiegata bussa ed entra con una bottiglia di Coca.
L’immagine moltiplicata dell’impiegata anima immediatamente la stanza.
Chow Mo-wan rimane sdraiato sul letto senza muoversi.
L’impiegata posa la bottiglia di Coca sul tavolo.

IMPIEGATA
Signor Chow, come al solito?

Chow Mo-wan si siede e le sorride annuendo.
L’impiegata comincia a ridere per lusingare Chow Mo-wan ed esce sbattendosi la porta alle spalle.
Chow Mo-wan, seduto sul letto, lascia volare l’immaginazione. Si alza, va vicino al tavolo e tira fuori la carta e la Parker 61 dalla tasca della giacca.
Tutta la stanza prende vita al ritmo delle immagini riflesse di Chow Mo-wan.
 


Scena 19C
Albergo “Palazzo degli Specchi”. Corridoio.
Impiegata. Una ragazza.
Notte.

L’impiegata sale le scale con una ragazza e la conduce alla camera di Chow Mo-wan. L’impiegata bussa alla porta.
 


Scena 19D
Albergo “Palazzo degli Specchi”. Stanza di Chow Mo-wan. Int./Est.
Chow Mo-wan. Impiegata. Ragazza. Altre ragazze.
Notte/Mattino.

La radio diffonde musica alla moda.
Sottile spirale di fumo.
Chow Mo-wan posa la sua penna, prende una sigaretta, si alza, va fino alla porta e guarda nello spioncino.
Una civetta esprime tutto il suo fascino con un sorriso che indirizza allo spioncino della porta.
Sempre pronta a compiacere, l’impiegata rimane dietro alla ragazza e tende discretamente il pollice verso lo spioncino, per far capire che la ragazza è un buon affare.
Chow Mo-wan ridacchia tra sé e sé e dà dei piccoli colpi allo stipite della porta.
Attraverso lo spioncino, vediamo l’impiegata mandare via rapidamente la ragazza. Nel momento in cui questa gira i tacchi, l’impiegata chiede a Chow Mo-wan di pazientare, facendogli un gesto davanti allo spioncino.
Chow Mo-wan ritorna al suo tavolo di lavoro, si siede e riprende a scrivere.
Nuova inquadratura. Chow Mo-wan va di nuovo contro la porta a guardare attraverso lo spioncino.
Una ragazza, che fa la timida, sta davanti alla porta.
L’impiegata, in piedi dietro a lei, tende di nuovo il pollice.
Chow Mo-wan bussa sullo stipite della porta.
Dall’altra parte, l’impiegata riaccompagna la ragazza.
(Montaggio) Diverse ragazze si presentano davanti allo spioncino della porta. Ognuna di loro ha un fascino diverso: l’adescatrice, la fredda, l’esuberante, l’indifferente…
Ogni volta, Chow Mo-wan guarda attraverso lo spioncino e bussa sullo stipite.
Nuova inquadratura. Chow Mo-wan sta di nuovo scrivendo alla sua scrivania. Sul tavolo, sono ammucchiate le bottiglie di Coca-cola.
Bussano un’altra volta alla porta. Chow Mo-wan non si muove. Continua a scrivere e con la mano che tiene la sigaretta dà qualche colpo sul tavolo.
Un po’ di cenere cade sul tavolo.

CHOW MO-WAN
(F.C.) Avevo trovato così un posto straordinario dove potevo approfittare gratuitamente dell’aria condizionata e bere gratis della Coca Cola. Inoltre, tutte le giovani donne che vedevo attraverso lo spioncino venivano ad alimentare i personaggi delle mie storie. Sapevo che dall’altra parte della porta quelle ragazze erano come me. Non erano lì perché spinte dal desiderio, e neanche dalla passione, ma unicamente per i soldi…

Qualcuno bussa di nuovo alla porta.
Chow Mo-wan spegne la sua cicca nel portacenere, si alza e va a vedere.
Attraverso lo spioncino, si vede una donna fragile, tutta impettita davanti alla porta.
L’impiegata sta dietro alla donna, con una bottiglia di Coca in mano.
Chow Mo-wan sorride e apre.

IMPIEGATA
(con un sospiro di sollievo) Credevo che stessimo per perdere la faccia una volta per tutte…

Chow Mo-wan prende la bottiglia di Coca dalle mani dell’impiegata.

CHOW MO-WAN
(rivolgendosi alla ragazza con deferenza) Mi scusi signorina di averla disturbata per niente!

La ragazza, livida, lancia un’occhiataccia all’impiegata e se ne va, furiosa.
L’impiegata non capisce più niente.
Chow Mo-wan tira fuori cinquanta dollari e li fa scivolare nella mano dell’impiegata. Le dà una pacca sulla schiena.

CHOW MO-WAN
Vatti a bere una tazza di tè! Non c’è fretta.

Chow Mo-wan rientra in camera e richiude la porta.
L’impiegata soffoca la sua rabbia e se ne va.

Chow Mo-wan, con la Coca in mano, ritorna al suo posto e continua a scrivere. Altra leggera voluta di fumo.

CHOW MO-WAN
(FC) A volte mi sembrava che il mondo volgesse al ridicolo. Un tempo, quando scrivevo un romanzo, era con il desiderio che fosse letto da una persona in particolare. Oggi, chiunque poteva leggere i miei romanzi, visto che l’essenziale era che non morissi di fame. Un tempo, due esseri spinti dal desiderio e dalla passione facevano di tutto per fuggire. Oggi, due esseri senza alcun desiderio né passione tentavano in tutti i modi di avvicinarsi… forse solo l’alcool potrà risvegliare il mio ardore. L’alcool fa bene!

Fuori è l’alba.
Chow Mo-wan mette via la penna, guarda l’orologio, sbadiglia, mette in ordine i suoi fogli e si dirige verso la porta.
Chow Mo-wan apre la porta. L’impiegata è lì con una nuova ragazza.

CHOW MO-WAN
(dando una piccola pacca sulla spalla dell’impiegata) Si fa giorno. Devo ritornare. La vedremo la prossima volta.

L’impiegata vorrebbe dire qualcosa ma Chow Mo-wan è già lontano.
L’impiegata guarda Chow Mo-wan allontanarsi poi si volta verso la ragazza che è accanto a lei. Che dire?
 


Scena 19E
La strada del bar.
Chow Mo-wan. Liu Jiali. Kimura.
Sera.

Di tanto in tanto, un uccellino viene a posarsi sul grande albero vicino al bar. Liu Jiali è appoggiata con i gomiti alla finestra del bar e osserva quello che succede in strada.
Chow Mo-wan e il giapponese (Kimura) arrivano da direzioni opposte e si dirigono entrambi verso il bar.
Il giapponese (Kimura) porta una vecchia valigia di cuoio.
Chow Mo-wan e il giapponese si salutano con un sorriso.
Liu Jiali si raddrizza bruscamente e lascia la finestra.
 

 

Scena 20
Bar. Interno.
Chow Mo-wan. Il giapponese (Kimura), Liu Jiali. Chang Chen. Clienti. L’ingegnere.
Sera/Notte.

Nel bar c’è solo un cliente (l’ingegnere) che sta consumando degli alcolici. Davanti a lui una grande quantità di bottiglie di birra vuote.
Si sente la canzone: Fiore in lacrime.
Un uomo (Chang Chen), a quattro zampe, con il naso sul juke-box, sta osservando qualcosa con grande attenzione.
Chow Mo-wan è seduto al tavolo che occupava la volta precedente.
Liu Jiali posa seccamente una bottiglia di whiskey e un mucchio di fogli di brutta copia sul tavolo di Chow Mo-wan e si allontana.
Il giapponese (Kimura), seduto a un tavolo vicino alla porta di ingresso, beve con molta precauzione il suo bicchiere di birra. Sorseggia molto lentamente la sua bibita come se avesse paura di essere improvvisamente tentato di bere tutto di un fiato. Nonostante questo, tiene un occhio su quello che succede lì accanto, all’ingresso del bar.
Chow Mo-wan si serve un bicchiere di alcool. Ne beve un sorso, tira fuori dalla tasca della giacca una Parker 61 placcata in oro e comincia a scrivere.
Liu Jiali serve un hamburger al tavolo del giapponese (Kimura).


LIU JIALI
(molto cortesemente) E’ pronto ad aspettare in eterno?

GIAPPONESE
Il mio amico verrà!

LIU JIALI
(annuisce) Se ha bisogno di qualcosa, mi faccia segno!

GIAPPONESE
Grazie!

Liu Jiali si ritira con un piccolo cenno della testa. Si legge un leggero sorriso sul suo volto.
Fiore in lacrime termina, Chang Chen fruga a lungo nelle sue tasche e finisce per trovare una moneta. La inserisce nel juke-box.
Parte un’altra vecchia canzone.
Chang Chen, furioso, incomincia a battere con tutte le forze sul juke-box.
Liu Jiali gli si avvicina, con aria severa.

LIU JIALI
(freddamente) Attenzione, il padrone non ti ha impiegato per demolire il macchinario.

CHANG CHEN
(indica un cliente) Signorina Li, mi scusi ma quel cliente voleva ascoltare Fiore in lacrime…

LIU JIALI
(freddamente) La numero 5.

CHANG CHEN
(con aria disperata) Sì lo so, ma è una trentina di volte che scelgo la numero 5 senza riuscire mai a sentire Fiore in lacrime…

Il primo cliente (l’ingegnere) chiama Liu Jiali facendo schioccare le dita.
Liu Jiali va verso di lui.

CLIENTE
Ehi! Vuole partorire o no la sua macchina? Ho dato dieci dollari per sentire Fiore in lacrime e sempre niente!

LIU JIALI
(freddamente) Arriva, arriva.

Liu Jiali si avvicina al juke-box.
Chang Chen ha ancora il naso sotto la macchina.
Liu Jiali passa dietro e gli dà una botta violenta. Tira fuori una moneta dalla tasca e la mette nel juke-box, poi preme alcuni bottoni e finisce col dare un grosso calcio all’apparecchio.
Dopo un breve tempo morto, si sente Fiore in lacrime.
Chang Chen guarda Liu Jiali con gli occhi spalancati, sbalordito.
Liu Jiali non gli presta alcuna attenzione e ritorna alle sue occupazioni.
Il cliente (l’ingegnere) scoppia improvvisamente a piangere.
Il giapponese guarda affascinato il cliente che piange.
Chow Mo-wan continua a scrivere senza commuoversi per quello che accade.
Il cliente, con il volto in lacrime, lascia il bar, con passo incerto, canticchiando la canzone.
Nuova inquadratura, il bar si è riempito di nuovi clienti.
Il juke-box diffonde canzoni alla moda.
Alcuni clienti giocano a carte, altri a dadi.
Qualche cliente, ubriaco fradicio, è seduto in modo scomposto in giro per il bar.
Chow Mo-wan posa la sua penna, beve un sorso e rivolge lo sguardo annebbiato alla clientela.
Sul suo tavolo, la carta è tutta sottosopra. La cenere è dappertutto. La bottiglia di whiskey è quasi vuota.
Al muro, la pendola indica ancora una volta le due del mattino.
Il giapponese (Kimura) beve piano piano un altro sorso di birra. Lancia un’occhiata alla porta di ingresso e viene verso il telefono, con la valigia in mano.
Chow Mo-wan svuota il bicchiere e ci versa sopra il fondo della bottiglia prima di riprendere in mano la penna.
Chang Chen, con l’aria tonta, ha ancora il naso sull’apparecchio per cercare di capire il problema. Imita Liu Jiali cercando maldestramente di sferrare dei calci alla macchina, ma nessuno dei suoi colpi va a segno.
Liu Jiali, fredda e distante, presenta il conto a Chow Mo-wan.

LIU JIALI
(impassibile) E’ ora di chiusura!

Chang Chen osserva di nascosto Liu Jiali.
Il giapponese (Kimura) è al telefono.

KIMURA
(in giapponese) Ditegli che non è un oggetto
d’antiquariato che più passa il tempo più acquista
valore! Lo preghi di venire assolutamente domani.
Qui la birra costa cara. Sempre più cara, trovo…
 


Scena 21
Anno 2046. Stazione 2046.
Kimura. Barman. Scommettitori. Alcune ragazze. Alcune donne prive di attrattiva.
Giorno.

Una bottiglia di birra viene aperta, esce fuori la schiuma.

KIMURA
(F.C., in giapponese) D’accordo, la birra era cara

KIMURA (cont.)
ma dovevo aspettare che il mio amico Bird si facesse vedere. Perché era il solo a l mondo che poteva aiutarmi a cambiare i soldi di quella valigia nella nuova unità monetaria. Bird era un piedipiatti e un giorno in cui conduceva un’operazione gli avevo salvato la vita. Ecco perché eravamo diventati amici!

Il barman serve una birra a Kimura e lo guarda senza dire niente.
Kimura avvicina il bicchiere alle labbra e si rende conto che il barman lo sta guardando. Riposa lentamente il bicchiere.
Il barman guarda Kimura senza dire niente.
Kimura pensa di capire improvvisamente. Guarda il barman, poi si guarda intorno e prende la valigia sulle ginocchia. La apre facendo bene attenzione e tira fuori una mazzetta di dollari. Poi richiude la valigia e porge il denaro al barman.
Il barman non si muove di un millimetro, continuando a guardare Kimura senza dire una parola.
Kimura, perplesso, alla fine tira fuori a fatica un’altra mazzetta di banconote dalla valigia e porge le due mazzette al barman.
Il barman scuote la testa.
Kimura, sbalordito, stringe i denti ed estrae dolorosamente un’altra mazzetta dalla valigia. Kimura valuta la quantità di denaro che ha tra le mani e lo getta rumorosamente sul tavolo.
Il barman raccoglie le banconote e si allontana.
Kimura, che ancora non riesce a capacitarsene, guarda l’uomo che si allontana. Poi il suo sguardo cade sulla valigia che ha sulle ginocchia. La posa a terra, prende il suo bicchiere di birra in mano, lo esamina e comincia a bere con precauzione… e dolore.


KIMURA
(F.C.) Col mie mestiere, avevo fatto l’abitudine ad aspettare. Ma non avevo mai avuto a soffrire dell’attesa! Così come non avevo mai assaggiato il gusto amaro di dover spendere i miei soldi, non verificando il valore della banconota ma misurando
KIMURA (cont)
i centimetri di altezza raggiunti dalla quantità di soldi necessaria. In due ore di tempo, il prezzo di un bicchiere di birra passava da un centimetro a tre centimetri di dollari USA. Bevevo perciò già molto lentamente ma ero arrivato a pensare che ero ancora troppo rapido. Perché il mio amico Bird ancora non si faceva vedere. Non sapevo quanto tempo avrei dovuto aspettarlo! Mi immaginavo di essere una formichina, perché alla velocità con cui beve una formica, un bicchiere di birra mi sarebbe durato molto, molto tempo…

Kimura prende un sorso di birra, cercando di trarre il massimo piacere da una quantità minima. Si bagna le labbra, più che bere.
All’altro capo del bar, un gruppo di persone sta giocando a soldi. Fanno le scommesse con sacchi pieni di dollari.
Kimura si mette di fianco per guardarli giocare.
Uno degli scommettitori posa l’ultimo sacco sul tavolo e se ne va.
Gli altri scommettitori guardano Kimura con l’aria di chiedergli se vuole prendere parte al gioco.
Kimura sorride e si allontana dal tavolo.

KIMURA
(F.C.) Anche se oggi il denaro non valeva più niente la conferma era davanti ai miei occhi – era fuori questione che sperperassi in un posto come quello i soldi che avevo ottenuto a mio rischio e pericolo! E’ vero, eravamo tutti fuorilegge pronti a tutto ma io, a differenza di quelli là, avevo un ideale, un obiettivo nella vita e preferivo consacrare la mia energia e il mio tempo a farmi dei nuovi amici.

Alcune belle ragazze che sembrano saperla lunga discutono nell’angolo di un bar.
Kimura va a sedersi accanto a loro.

KIMURA
(in inglese) Ciao, mi chiamo Ken.

RAGAZZE
(invitanti) Ciao.

KIMURA
Bene – (cercando il modo di iniziare la conversazione)

UNA DELLE RAGAZZE
(alzando il bicchiere) Can you buy us a drink?

Il sorriso di Kimura bruscamente si gela. Si sente improvvisamente a disagio.

KIMURA
(F.C.) Non sono un tirchio, né un mentecatto ma qui il prezzo da pagare per un po’ d’amicizia era veramente troppo alto. Avrei preferito degli amici più disinteressati.

Nuova inquadratura. Kimura è nel pieno di una conversazione con un gruppo di donne di età più avanzata, donne dal fisico poco avvenente.
Ognuna di loro ha un bicchiere di Coca.
Una di loro alza il bicchiere chiamando il barman.

DONNA
One more Coke please!

Kimura esita per un momento e assume un’aria inquieta.

KIMURA
(in giapponese) Basta! Lo sai quante Coche hai già bevuto? Scambio alcune parole con te e tu mi obblighi ad andarmene! Perché è così, che le cose siano chiare. La prossima Coca te la paghi!

Le donne non si degnano neanche di rispondere all’affronto e se ne vanno.
Kimura recupera in tutta fretta un bicchiere di Coca per sé.
All’altro capo del bar gli scommettitori sono sempre più numerosi.
Kimura litiga con il barman a proposito del menù.

KIMURA
(in giapponese) Che cosa? Che cosa? Un hamburger a quel prezzo?

Kimura mima con l’avanbraccio la quantità di denaro che rappresenta.
Il barman scuote la testa.

KIMURA
(prendendo il barman per il bavero) Mi prendi per un imbecille, per uno stupido? Eh?!

Il barman osserva Kimura senza battere ciglio.
Kimura guarda il barman negli occhi poi lo rilascia.

KIMURA
Va a dire al tuo padrone che mi faccia uno sconto! (si guarda il braccio) Voglio uno sconto del cinquanta per cento!

Il barman scuote la testa.

KIMURA
(prendendo cappello) Non ci vuoi andare?

Il barman scuote ancora la testa.
Kimura si alza bruscamente, come se si fosse deciso a venire alle mani, ma alla vista della valigia di cuoio, si risiede.

KIMURA
Lascia perdere, non lo voglio più!

Il barman guarda un’ultima volta Kimura e si volta.
Un uomo seduto al tavolo di fianco chiama il barman.

UOMO
(in giapponese) Io lo voglio. Me ne porti due!

L’uomo porge un intero vassoio di dollari al barman.
Il barman raccoglie il denaro e si allontana.
Kimura guarda l’uomo stupefatto.

KIMURA
Degli hamburger a quel prezzo, e lei lo sopporta? E in più non si contenta di uno solo!

UOMO
(sorridendo) Non è poi così caro. Se non lo ordina subito, le chiederanno almeno tanto così tra un momento! (mima l’altezza con il braccio, con un ghigno sulle labbra) I soldi non valgono più nulla!

Il barman porta gli hamburger al tavolo dell’uomo.
L’uomo fa un segno con la testa in direzione di Kimura e incomincia a mangiare i suoi hamburger con appetito.
Kimura guarda l’uomo mangiare e non può trattenersi dall’avere l’acquolina in bocca e la pancia che brontola.
Il barman guarda Kimuna e se ne va.

KIMURA
(con la morte nel cuore) Aspetti, me ne porti uno!

Kimura si china sulla valigia, la apre e tira fuori una pila di banconote per l’altezza di un avambraccio.

KIMURA
(F.C.) Ci fu un tempo in cui ero fiero di avere uno stomaco a prova di tutto ma al momento presente maledicevo il fatto di avere un appetito così feroce! In una mezz’ora inghiottivo tre hamburger l’uno dopo l’altro. Un braccio e mezzo di biglietti di banca! Per evitare di lasciarmi andare a mangiare indefinitamente, decisi di trovare delle attività che mi occupassero lo spirito e mi permettessero di dimenticare gli hamburger!

I giocatori continuano a scommettere. Le poste sono sempre più alte e gli scommettitori sempre più nervosi.
Improvvisamente gli scommettitori sentono alle loro spalle un’attività inabituale.
Si voltano, intrigati.
Kimura sta giocando a pallacanestro da solo in un angolo del bar.
Le belle ragazze lasciano il bar.
Gli scommettitori, come incantati, guardano Kimura.
Kimura percepisce gli sguardi anomali e interrompe gradualmente la sua attività.
Kimura vede una corda appesa al soffitto in un angolo del bar.
Gli scommettitori, vedendo che Kimura smette di giocare a pallacanestro, si rimettono a giocare.
Kimura si avvicina alla corda, la tira delicatamente – sembra che sia attaccata bene.
Kimura tira più forte, la corda resiste.
Gli scommettitori stanno facendo il loro gioco quando, improvvisamente, sentono un fischio sopra le loro teste.
Affascinati, i giocatori alzano la testa.
Kimura gioca a fare il Tarzan, dondolandosi all’estremità della corda, fischiando.
I giocatori si guardano sbalorditi.
Kimura continua a dondolare ancora un momento poi si lascia. Atterra quindi agilmente sul palco del bar dove sono disposti alcuni strumenti musicali.
I giocatori si scambiano ancora degli sguardi e ritornano al gioco.
Kimura, con una chitarra a tracolla, si crede un divo e intona alcune frasi musicali difficilmente riconoscibili.
Saluta in tutte le direzioni, esercitandosi a volte sugli altri strumenti, sempre continuando a farfugliare qualche parola.
Fa un balzo fino alla batteria, afferra le bacchette e dà colpi sulla grancassa.
Improvvisamente, fffff! Una pallottola gli passa accanto all’orecchio e va a colpire il muro dietro di lui.
Kimura si irrigidisce.
Il barman, con un vassoio in mano, guarda Kimura senza lasciar trapelare la minima espressione sul suo volto.
I clienti lanciano tutti uno sguardo feroce a Kimura. Tra di loro, un giocatore è armato e la sua arma è ancora fumante.
Kimura rimette saggiamente a posto la chitarra e lascia lentamente il palco.
Nuova inquadratura. Kimura è seduto buono buono al bar e con una cannuccia finissima aspira quel poco di birra che gli rimane in fondo al bicchiere.
La birra alla fine è terminata. Kimura fa schioccare le labbra come per meglio assaporare la bibita.
Il barman si avvicina per raccogliere il bicchiere vuoto.
Kimura lo riprende al volo.

KIMURA
(in giapponese) Non ho ancora finito! (riprendendo delicatamente la cannuccia) Guarda tutte queste gocce che colano lungo il bicchiere!

Kimura comincia ad aspirare il fondo del bicchiere con minuziosità.
Dietro a Kimura, due giocatori litigano per un hot dog. Uno di loro tira fuori un’arma e uccide l’altro.

KIMURA
(F.C.) Cominciavo a capire. Non era una soluzione aspettare come facevo io. La mia pancia mi obbligava a pensare a quegli spaventosi e deliziosi piccoli hamburger. Ero persuaso che il mio amico Bird non mi avrebbe fatto un brutto tiro ma non potevo più continuare ad aspettarlo qui. Dunque, che fare?
 


Scena 22
Stazione 2046
Kimura. Postino. Barman. Alcuni clienti.
Notte.

Si fa notte. Un buon numero di clienti già non si regge più in piedi.
In un angolo del bar si è riunito un nuovo gruppo di scommettitori.
Il pavimento è ricoperto di banconote.
Kimura è seduto a un’estremità del bancone. A testa bassa, aspira con una cannuccia finissima le poche gocce rimaste in fondo al bicchiere.
Poco dopo, Kimura si diverte con i fondi di bicchiere che compongono vari motivi, in un angolo del bancone. Poi Kimura si stanca di questo gioco, riprende il bicchiere e comincia a bere.
Manda giù un grande sorso, fa schioccare le labbra e si volta facendo girare lo sguardo con aria oziosa. Improvvisamente, lo sguardo gli si illumina.
Un uomo (il postino) sta sorseggiando una birra all’altro capo del bancone. Accanto a lui si trova una valigia identica a quella di Kimura.

KIMURA
(F.C.) Quella sera, aspettando il mio amico Bird alla Stazione 2046, incontrai un uomo che aveva la mia stessa valigia. Quell’uomo mi interessava…

Kimura prende la sua valigia e va a sedersi accanto all’uomo (il postino). Tira fuori una sigaretta e l’accende. Pressappoco nello stesso momento, l’uomo tira fuori una sigaretta e l’accende. A vederli, i gesti dei due uomini si assomigliano enormemente.
Kimura e l’uomo si scambiano un sorriso.

KIMURA
(in giapponese, indicando il polso) Che ore sono?

POSTINO
(in inglese, guardando l’orologio) Ten fifty!

KIMURA
(in inglese) Thank you. (si volta, lancia uno sguardo alla porta d’ingresso, aggrotta le sopracciglia e aspira dalla sigaretta. Borbotta la sua insoddisfazione in giapponese) Ma allora! Ho sprecato più di una decina d’ore della mia esistenza ad aspettare in questo buco. Se aveva un impedimento, poteva telefonarmi…

Il postino guarda Kimura con aria strana.
Kimura rivolge al postino un sorriso infastidito e guarda la sua valigia.

KIMURA
(facendo una smorfia) Money?

POSTINO
(scuotendo la testa) Letter!

KIMURA
(stupito) Letter?

Postino
(con sorriso di stupore) Yes, letter.

Kimura, affascinato, guarda il postino.

KIMURA
(F.C.) In realtà sono analfabeta. A parte i caratteri del mio nome, non ne conosco altri. Mi succede anche di non riconoscere quelli che compongono il mio nome se li vedo in un altro contesto. Per questa ragione, non avevo mai notato l’esistenza di questa cosa che si chiama “lettera”. Ci sono tanti altri mezzi di comunicazione oltre alla scrittura, la lingua parlata per esempio. D’altronde, parlo parecchie lingue. Quell’uomo usava la mia stessa valigia per riporre le lettere. Strano! Che voleva farne?

L’uomo è occupato a frugare nei fondi di bicchiere dai disegni svariati.
L’uomo sembra aver trovato la sua felicità, guarda più da vicino uno dei fondi di bicchiere e sorride. Lo porge a Kimura.
L’immagine è quella di un postino che porta la posta.

POSTINO
(indicando il fondo di bicchiere) “Postino”, colui che porta le lettere.

KIMURA
(rendendosi conto improvvisamente) Ah! “Postino”, colui che porta le lettere!

Kimura prende il fondo di bicchiere e lo guarda.

KIMURA
(F.C.) Realizzai finalmente che era un postino. Realizzai anche che quelle “lettere” alle quali non avevo mai prestato attenzione stavano rapidamente scomparendo da questo mondo. Come dicevo, le persone troveranno sempre altri mezzi per comunicare tra di loro. Non ci saranno più lettere, il governo sopprimerà la posta e i postini scompariranno dal pianeta. In fin dei conti, l’identità del postino era come i dollari americani della mia valigia, sarebbe rapidamente scaduta, non sarebbe più stata valida. Mi diceva di voler fare fortuna in un altro posto. Un posto in cui, sembrava, la società non cambiava mai…

KIMURA
(in inglese, sbalordito) Chi è che non cambia mai?

POSTINO
(in inglese, scuote la testa) Chi non cambia mai!

KIMURA
(lancia uno sguardo al postino, accende una sigaretta e dice tra sé e sé in giapponese) Verità o menzogna? (rialzando la testa verso il postino, in inglese) Il denaro è ancora valido laggiù?

POSTINO
Sì. Laggiù è tutto come prima!

KIMURA
(in giapponese, tra sé e sé) Come mai non ho mai sentito parlare di un posto simile? (fantasticando, chiede al postino in inglese) Veramente non cambia niente?

POSTINO
Assolutamente niente!

Kimura, che non crede alle sue orecchie, guarda il postino e, nei suoi occhi, si leggono insieme l’incertezza e l’entusiasmo.

KIMURA
(F.C.) In realtà, mettevo un po’ in dubbio quello che diceva il postino perché non poteva localizzare esattamente il punto! Un luogo che, d’altra parte, non appariva su nessuna carta. Sapeva semplicemente che quel posto possedeva un nome in codice, suppergiù lo stesso nome del bar dove aspettavo il mio amico Bird: 2046!

Il postino scuote energicamente la testa.

POSTINO
(in inglese) Sì, 2046.

KIMURA
(tra sé e sé in giapponese) 2046.

Il postino scrive le cifre 2046 con un fondo di bicchiere e lo porge a Kimura.
Kimura lo prende.

KIMURA
(F.C.) Al punto in cui ero, preferivo persuadermi dell’esistenza di quel posto piuttosto che il contrario! Non rimettevo in questione le competenze, né la condotta del mio amico Bird, che sapevo irreprensibili, ma credevo di più ai fatti.

In un angolo del bar, un giocatore accende la sua sigaretta con una banconota.
Uno degli scommettitori rovescia bruscamente a terra tutti i biglietti ammucchiati sul tavolo e continua a giocare.

KIMURA
(F.C.) Dunque, prima che i dollari della mia valigia diventassero carta straccia, volevo anch’io tentare la fortuna nel luogo cosiddetto 2046!

Kimura guarda il fondo di bicchiere con la scritta 2046.

KIMURA
(tra sé e sé, in giapponese) Che non cambia mai!


Scena 23
Strada.
Kimura.
Notte.

La città, deserta e desolata, cambia aspetto al ritmo dei neon che brillano a intermittenza. Kimura viene avanti, solo in strada, con la valigia piena di denaro. Cammina, cammina…

KIMURA
(F.C.) Quel giorno, lasciavo alle 3 e 33 minuti quel mondo sconosciuto per recarmi in un vecchio posto per me nuovissimo e cominciare lì una nuova vita felice…
 


Scena 24
1967. Hong Kong. Un vecchio albergo cadente. Camera 2046. Esterno.
Chow Mo-wan. Una donna.
Notte.

Numero della camera: 2046
La porta si apre e ne esce una donna molto sexy.
La donna richiude la porta dietro di sé e se ne va lungo un corridoio scuro e stretto.

CHOW MO-WAN
(F.C.) A conti fatti la frontiera tra la felicità e il disgusto è la cintura che differenzia l’8 dallo 0! Quando scoprii quel mistero, erano le 3 e 33 del mattino quel giorno…


Scena 25
Camera 2046
Chow Mo-wan.
Notte.

La camera è sottosopra.
Sul comodino, un vecchio orologio fa sentire il suo ticchettio. Sono le 3 e 33 del mattino. Chow Mo-wan è addossato alla testata del letto e sta fissando il soffitto.

CHOW MO-WAN
(F.C.) In quel momento, ho sentito una sensazione di fresco sul viso…

Chow Mo-wan scoppia a piangere.
Chow Mo-wan raccoglie le lacrime con il dito.

CHOW MO-WAN
(F.C.) Ero ancora capace di piangere! Ma le mie lacrime dovevano contenere un tasso del 3 per 562 di alcool puro. Un giorno, un amico mi ha detto che l’alcool era diventato la mia fonte di energia!

Sul tavolo, una bottiglia di whiskey vuota.
Chow Mo-wan esce dal letto, si veste e fruga nel portafogli.
Il portafogli è quasi vuoto.
Le luci esterne penetrano tra le tende e si proiettano sul muro che diventa improvvisamente pieno di ghirigori.
Chow Mo-wan, di fronte allo specchio del bagno, si pettina e si sistema i vestiti.
 

 

Scena 26
Strada.
Chow Mo-wan.
Notte.

La vetrina di un negozio. Dei manichini di plastica in pose diverse. Una luce bassa che illumina le sagome.
Chow Mo-wan accende una sigaretta e contempla i manichini della vetrina.

CHOW MO-WAN
(F.C.) A volte, la separazione è costituita da un semplice vetro, eppure, da una parte e dall’altra, si hanno due mondi molto diversi. Un po’ come il sogno e la realtà. In quel momento, ripensavo alla cintura che stringe in vita l’8…

Chow Mo-wan manda una voluta di fumo di sigaretta in direzione dei manichini. I manichini della vetrina sembrano muoversi leggermente.
Chow Mo-wan mostra un vivo interesse per i manichini della vetrina, come se si trovasse di fronte a una bella donna.

CHOW MO-WAN
(F.C.) Soccombevo a poco a poco alla seduzione della vetrina. Avevo visto un film in televisione a proposito di un manichino che andava in vacanza. Al ritorno nella sua vetrina, si era dimenticato di essere un manichino, di non essere fatto di carne e ossa!

Il manichino sembra guardare Chow Mo-wan.
Chow Mo-wan accende una nuova sigaretta.

CHOW MO-WAN
(F.C.) Quando guardo questi manichini in vetrina, provo un sentimento strano. Sono i manichini a dimenticare di non essere di carne e ossa o sono gli esseri umani che dimenticano di essere di carne e ossa?

Chow Mo-wan abbozza un sorriso, lancia un’ultima occhiata ai manichini e si allontana.
 


Scena 27
Drogheria.
Chow Mo-wan. Padrone.
Notte.

Chow Mo-wan sta trattando con il padrone.

PADRONE
Signor Chow, vorrei tanto aiutarla ma i miei affari non vanno tanto bene in questo momento. Lei sa bene che i piccoli commercianti come noi fanno poca beneficenza, io…

Chow Mo-wan tira fuori dalla giacca una penna placcata in oro Parker 61 e la mette davanti al padrone.
Il padrone prende la penna, la esamina e si rassegna a dare a Chow Mo-wan una bottiglia di whiskey e una penna a sfera.
Chow Mo-wan prende la bottiglia, la penna, e se ne va.

PADRONE
E’ ancora il Calvo che verrà a prenderla?

Chow Mo-wan è già lontano.
Il padrone, con la Parker 61 in mano, guarda Chow Mo-wan che se ne va e tentenna il capo, con amarezza.

PADRONE
E’ veramente viziato! Saranno parecchie decine di bottiglie che porta qui in questo modo e c’è sempre un’anima buona che viene a recuperare il suo bene prezioso. Se avessi un miracolo di penna come quella, non mi ubriacherei tutti i giorni!
 


Scena 28
Piccolo albergo. Camera 2046
Chow Mo-wan
Notte.

Chow Mo-wan, al tavolo di lavoro, scrive con la penna a sfera.
La bottiglia d’alcool è iniziata già da tempo.
Chow Mo-wan esamina il suo bicchiere di alcool alla luce e, con l’altra mano, fa girare la sua penna a sfera.

CHOW MO-WAN
(tra sé e sé) Fonte di energia, fonte di energia…

Scena 29

Anno 2046. Centrale elettrica. Salone.
Notte.
Kimura. Donna robot. Uomo robot. Clienti.

Una donna robot è indaffarata dietro al bancone e saluta amabilmente i clienti. Ha un sorriso artificiale.
Un uomo robot, gioioso e rapido nell’eseguire il lavoro, ripara un tavolo.
Dei clienti si alzano e se ne vanno.
Il robot, che ha appena appena terminato la sua riparazione, si affretta ad andare a sgombrare la tavola. E’ contento e i suoi gesti sono vivaci.
L’uomo robot si guarda intorno e si rende conto che nessuno ha più bisogno dei suoi servizi. Batte le mani in segno di soddisfazione e si dirige verso il palco, situato in un angolo della sala.
Kimura entra con la valigia in mano e va dritto alla reception.
L’uomo robot accende il karaoke e prende il microfono.
L’apparecchio attacca con la melodia di Fiore in lacrime.
L’uomo robot incomincia a cantare Fiore in lacrime e le lacrime cominciano veramente a scorrere! Paradossalmente, il suo viso esprime gioia! Volto in lacrime e grande felicità --- diciamo meglio, assenza totale di sentimenti. Il robot canta un motivo malinconico e lo canta in modo stonato. La scena è comica.
Kimura riconosce con sorpresa il motivo di Fiore in lacrime. Delle lacrime compaiono sul volto della donna robot senza pertanto turbare la sua aria placida. Evidentemente quelle lacrime sono prodotte meccanicamente, i robot non capiscono niente!
Kimura, un po’ turbato, comincia a parlare di qualcosa con la donna robot.
La donna robot ha sempre un’aria placida e calma.
I clienti, alcuni seduti, altri in piedi, proseguono attivamente ma prudentemente le loro trattative.

DONNA ROBOT
(F.C.) La gente chiamava quel posto Centrale elettrica o anche, Albergo Fonte di Energia. In effetti, con “energia” non si intendeva il semplice fenomeno naturale ma un concetto complesso, che comprendeva molteplici elementi. Tra questi: il denaro, i beni materiali, l’Amore, l’attaccamento alla famiglia, il desiderio, i segreti ecc…. Elementi che erano allo stesso tempo moneta di scambio e prodotti di consumo corrente. Qui si potevano fare baratti con qualsiasi cosa. Per sempio, scambiare della droga con l’amore fisico, oppure ottenere l’amore in cambio di un segreto. Era perfino possibile scambiare una volgare T-shirt per un organo giovane e in ottima salute! Bene inteso, per questi scambi le due parti dovevano essere consenzienti! Qui nessuno si preoccupava di quello che era stato fatto o di quello che si aveva voglia di fare. Entrando qui, non bisognava da avere alcuna inquietudine. La sola cosa che poteva fare paura, era rendersi conto di non avere più niente da scambiare…

L’uomo robot dondola al ritmo di Fiore in lacrime. E’ stonato. Ha un’aria felice. Kimura non stacca gli occhi un secondo dalla donna robot.

KIMURA
Non c’è proprio nessun modo per capirsi?

DONNA ROBOT
(scuote la testa affabilmente) Mi scusi, se vuole continuare ad abitare qui, le ci vuole una moneta di scambio. E’ il regolamento…

KIMURA
(pensoso) Sa, ho molti segreti!

Nessun mutamento di espressione visibile sul volto della donna robot. Guarda in silenzio Kimura.
Kimura sostiene con difficoltà lo sguardo della donna. A disagio, volge gli occhi a destra, poi a sinistra.
L’uomo robot continua a cantare la sua gioia, sempre continuando a tenere d’occhio Kimura.
Kimura evita lo sguardo dell’uomo robot e tossisce discretamente.

KIMURA
I segreti si scambiano?

DONNA ROBOT
(amabile) Mi faccia capire e vediamo.

KIMURA
Allora bisogna che mi giuri di non ridirlo a nessuno!

La donna robot guarda Kimura senza dire niente.

KIMURA
(con una tosse nervosa) Venga qui.

La donna robot, appoggiata con i gomiti al bancone, tende la testa verso Kimura.
Kimura le si avvicina.

KIMURA
(a bassa voce) Lei sa che in fondo agli esseri si nascondono uno, anzi molti segreti! A volte è grande la tentazione di raccontarli a qualcun altro. Ma non osa nessuno perché non è dato a tutti di saper tenere la bocca chiusa! Per questo, gli uomini, tanto tempo fa, avevano trovato un sistema. Quando un segreto diventava veramente troppo duro da tenere per sé, cercavano un albero e facevano un buco nel tronco – avendo così dotato l’albero di una bocca, vi mormoravano il loro segreto poi riempivano il foro con la terra. Il loro segreto era così sigillato per sempre!

La donna robot osserva serenamente Kimura.
L’uomo robot continua a cantare stonato Fiore in lacrime.
Kimura si guarda intorno poi, di nuovo, guarda negli occhi la donna robot.

KIMURA
Adesso, sta a voi fare l’albero!

La donna robot guarda Kimura senza dire niente.

KIMURA
Apra la bocca, le svelo il mio segreto!

La donna robot, immutabile, apre la bocca senza il minimo sentimento.
Kimura, appoggiato al bancone, si china ancora più in avanti.
La donna robot, sempre imperturbabile, apre la bocca e si blocca come se fosse trasformata in albero.
Kimura, un po’ teso e un po’ storto, abbraccia la donna robot.
Nel momento preciso in cui Kimura abbraccia la donna robot, il volto di questa cambia impercettibilmente di espressione, come se avesse appena provato qualcosa.

DONNA ROBOT
(F.C.) Non avevo mai visto un albero ma sapevo che cos’era. Però non capivo perché mi trasformassi improvvisamente in un albero! In ogni caso, il chip
DONNA ROBOT (cont)
del mio cervello mi trasmetteva delle istruzioni che non avevo mai avuto prima, un ordine che diceva “ama”!

La musica di Fiore in lacrime arriva alla fine. L’uomo robot ha smesso di cantare. Con il microfono in mano, ostenta sempre lo stesso sorriso felice e, con la bocca dischiusa, osserva la donna robot e Kimura che si stanno baciando.

DONNA ROBOT
(F.C.) Il segreto di quell’uomo era veramente strano. La sensazione che provavo allora costituiva in sé un mistero per me! Ero pronta ad accogliere tutti i giorni un segreto di quel genere…
 


Scena 30
Centrale elettrica. Corridoio dietro la grande sala.
Kimura. Donna-robot. Uomo-robot.
Giorno.

Kimura e la donna robot sono l’uno di fronte all’altra.
La donna robot apre la bocca senza perdere tempo.
Kimura e la donna robot si baciano di nuovo.
La donna robot alza le braccia e finisce col passarle lentamente intorno a Kimura.
Kimura stringe la donna.
Si baciano tra le braccia l’uno dell’altra.
L’uomo robot fa capolino in fondo al corridoio e osserva, di nascosto, le effusioni di Kimura e della donna-robot. Ha sempre lo stesso sorriso sulle labbra e le sue mani sono occupate a riparare una sedia.

DONNA ROBOT
(F.C.) Cominciavo a pensare di avere molti segreti da condividere con quell’uomo…
 


Scena 31ABC
Ovunque nella Centrale (Montaggio)
Kimura. Uomo-robot. Donna-robot.
Giorno/Notte
Kimura e la donna-robot si baciano in ogni angolo della Centrale. I gesti della donna-robot, prima incerti, acquistano
Sempre più sicurezza. L’uomo-robot è sempre da qualche parte, al suo posto di osservazione. Ha lo stesso sorriso sulle labbra e sempre qualcosa da riparare.
 


Scena 32
Una camera alla Centrale. Int./Est.
Kimura. Uomo-robot. Donna-robot.
Notte.

La donna-robot arriva a passi felpati e spinge la porta della camera.
Kimura è addormentato sul letto.
La porta è socchiusa.
L’uomo-robot appare sulla soglia e guarda furtivamente.
Ha un vecchio microfono e un cacciavite in mano.
La donna-robot si china su Kimura.
Kimura si sveglia di soprassalto e guarda la donna-robot con stupore.

DONNA-ROBOT
Ho molti segreti da dirti. Adesso trasformati in albero!

Kimura ride.
La donna-robot stringe Kimura e lo bacia con grande abilità.
L’uomo-robot, continuando a stringere la vite del microfono, li spia con discrezione.

Kimura e la donna-robot, sul letto, i corpi aggrovigliati…
L’uomo-robot lascia a poco a poco la sua attività e osserva,
affascinato, Kimura e la donna-robot che se la spassano.
L’espressione sul suo volto è strana, invidiosa e gelosa allo
Stesso tempo…

Nuova inquadratura. Kimura è addormentato. Improvvisamente,
nel sonno, comincia a sorridere e perfino a ridere.
La donna-robot lo guarda senza capire.

DONNA-ROBOT
(F.C.) Anche se conoscevo apparentemente molti segreti di quell’uomo, non comprendevo come si potesse ridere nel sonno. Aveva ancora altri segreti?

La donna-robot, sdraiata sul letto, appoggiata al gomito, osserva Kimura in silenzio. L’uomo-robot spia sempre sulla porta.
 


Scena 33
Centrale. Salone.
Donna-robot. Uomo-robot. Clienti.
Giorno.

La donna-robot, dietro al bancone, saluta educatamente i clienti continuando a scrutare con la coda dell’occhio ogni angolo della stanza. Una certa aria di attesa si legge sul suo volto sempre così poco espressivo.
L’uomo-robot ripara il distributore senza tuttavia lasciare con lo sguardo la donna-robot. Non ha più l’aria gioviale.
Kimura non è ricomparso. La donna-robot ha un’espressione
delusa. Si avvicina all’uomo-robot.

DONNA ROBOT
Perché un uomo dovrebbe ridere nel sonno?


UOMO-ROBOT
Forse perché sta sognando?

DONNA ROBOT
Sognare? Che cos’è di così segreto, il sogno?

UOMO ROBOT
Non lo so. Ho sentito i clienti che ne parlavano. Secondo loro, sognare è un’esperienza molto piacevole.

La donna-robot riflette un istante e si allontana.
L’uomo-robot continua a riparare il distributore mentre spia la donna-robot.
La donna-robot si avvicina al bancone, si appoggia sui gomiti e si prende la testa tra le mani. Chiude gli occhi e comincia a parodiare il sogno di Kimura, sorridendo e ridendo nel sonno.
L’uomo-robot guarda la donna-robot. Sul suo volto si legge un certo desiderio, una passione nascente.

UOMO ROBOT
(F.C.) Non sapevo perché, il chip del mio cervello cominciava a darmi delle strane istruzioni. Adesso avevo voglia di sapere che cos’era un sogno e di conoscere il sapore dei segreti!


Scena 34
Centrale. Camera dell’uomo-robot-
Uomo-robot.
Notte.

L’uomo-robot è piantato come un albero davanti a uno specchio, con la bocca aperta.
L’uomo-robot si china verso lo specchio come se volesse parlare alla bocca di fronte a lui ma, ben presto, il vapore offusca l’immagine.

L’uomo-robot, sconcertato, si raddrizza.
Lo specchio ritrova rapidamente la sua limpidezza.
L’uomo-robot fa delle smorfie allo specchio e stavolta il vetro rimane pulito.
L’uomo-robot si china di nuovo verso lo specchio ma, come per il primo tentativo, la sua immagine si offusca a causa del vapore.
L’uomo-robot, stupefatto, si guarda allo specchio.
Nuova inquadratura. L’uomo-robot attacca il muro con martello e bulino.
Ben presto si forma un buco.
L’uomo-robot contempla un istante la cavità e avvicina la bocca.

Uomo-robot
(F.C.) Da quel momento, sapevo di avere anch’io un segreto!

L’uomo-robot mormora qualcosa nel buco prima di richiuderlo con il nastro adesivo.
L’uomo-robot contempla sua “opera” con soddisfazione.
 


Scena 35
Centrale. Camera di Kimura.
Kimura. Donna robot.
Notte.

Kimura e la donna robot sono sdraiati l’uno accanto all’altra sul letto. Hanno appena finito di fare l’amore.
La donna robot imita un’altra volta il sogno e la risata nel sonno.
Kimura guarda la donna robot, affascinato.

KIMURA
Che fai?


DONNA ROBOT
(tenendo gli occhi chiusi) Sogno!

KIMURA
(stupito) Sogni? Mio Dio, ma da quando i robot hanno dei sogni?

DONNA ROBOT
(apre gli occhi e guarda Kimura con la coda dell’occhio) Tu non sei un robot, come fai a sapere che i robot non sognano?

Kimura guarda la donna robot con aria attonita.
La donna robot continua a mimare il sogno e a ridere con gli occhi chiusi.
L’uomo robot osserva di nascosto dal soffitto. L’espressione sul suo viso assomiglia alla gelosia.

UOMO ROBOT
(F.C.) Poco tempo dopo, il chip nel mio cervello comincia a reagire in modo strano. Cominciavo a provare un sentimento di odio verso quell’uomo. Molto tempo dopo, sono venuto a sapere che nel mondo degli umani, si chiama gelosia…
 


Scena 36
Centrale. Camera dell’uomo robot.
Uomo robot.
Notte.

L’uomo robot scava un buco nel muro. Parla attraverso il foro e lo richiude con l’adesivo.
 


Scena 37
Salone della Centrale.
Kimura. Donna robot. Uomo robot. Tre assassini. Clienti.
Giorno.

La donna robot, con il mento appoggiato alle mani, finge di sognare e di ridere nel sonno.
L’uomo robot ripara il materiale del Karaoke continuando a spiare la donna robot. Il suo viso è sempre più segnato dalla gelosia.
Entrano tre assassini. Ispezionano i luoghi.
I clienti stanno trattando qualcosa a bassa voce.
Uno degli assassini si dirige diritto verso la reception.

ASSASSINO A
Perfavore, vorrei un’indicazione!

DONNA ROBOT
(con cortesia) Che mi dà in cambio?

ASSASSINO A
(sorpreso) Che dice?

DONNA ROBOT
(con cortesia) Lei può utilizzare la moneta di scambio che desidera per ottenere quello che vuole!

L’assassino, non sapenso cosa pensare, si volta verso gli altri due.
I due assassini si avvicinano alla reception.
La donna robot accoglie gli assassini con sguardo cortese.

ASSASSINO B
Che cosa le farebbe piacere?

DONNA ROBOT
Non lo so

Gli assassini si guardano senza sapere cosa fare.

DONNA ROBOT
(riflettendo) Ha dei segreti?

Gli assassini si guardano, stupefatti. L’assassino C si passa la mano nella giacca e si prepara a dire qualcosa, ma è trattenuto nel suo slancio dall’assassino B.

Assassino B
(a bassa voce) Un robot!

Assassino A
(a bassa voce) Hai ragione, metterla al corrente vorrebbe dire farlo sapere al mondo intero! Chiunque potrebbe venire a scambiare qualcosa in cambio dei nostri segreti!

ASSASSINO B
(a voce bassa) Prendiamo prima una camera, poi vediamo. Bird non può averci ingannato. Quel tipo, con tutti i soldi che ha, verrà per forza qui!

ASSASSINO C
E se fosse già passato dall’altra parte?

ASSASSINO B
Impossibile! Non hai sentito, poco fa, la gente in fila che diceva che negli ultimi tempi non passa più nessuno?

Assassino C
(tra sé e sé) A volte mi chiedo se un posto del genere esiste!

La donna robot osserva con grande interesse gli assassini che stanno chiacchierando tra loro.
L’uomo robot ripara l’apparecchio del karaoke continuando a Lanciare sguardi furtivi alla donna robot.

UOMO ROBOT
(F.C.) Gli esseri umani avevano molti segreti ma non sapevo in cosa consistessero.

Kimura entra e nota subito gli assassini in conversazione con la donna robot.
Allertato, sparisce subito.
Non l’ha notato nessuno.
Gli assassini si ritirano una volta concluse le formalità.
La donna robot riprende la sua posizione preferita per sognare.
L’uomo robot osserva con sguardo geloso.
 


Scena 38
Centrale. Camera di Kimura. Interno/Esterno.
Kimura. Donna robot. Uomo robot.
Notte.

Kimura si è cambiato i vestiti. Quelli che si è appena tolto sono ammucchiati in un angolo.
La donna robot osserva Kimura. Ne subisce il fascino.

DONNA ROBOT
(F.C.) Pensavo di poter continuare a sognare. Non sapevo che sarebbe partito così presto. Come inseguire il mio sogno? E tutti questi segreti che non erano ancora stati svelati?

Kimura, inquieto, verifica attentamente la serratura cifrata, prende la valigia e se ne va.
La donna robot rimane bloccata, completamente disorientata.
Un istante più tardi, l’uomo robot, con un vecchio apparecchio telefonico in mano, appare sulla porta.
La donna robot esce in silenzio come se non avesse notato la presenza dell’uomo.
La donna robot viene avanti nel corridoio, da sola.
L’uomo robot osserva silenziosamente la donna continuando a guardare il telefono.
L’uomo robot avvicina dei vestiti lasciati da Kimura e li porta al naso per sentirne l’odore.
 


Scena 39
Centrale. Camera dell’uomo-robot.
Uomo robot.
Notte.

L’uomo robot fa un buco, parla nel buco e lo richiude con l’adesivo. Il muro presenta già numerosi fori chiusi con l’adesivo.
 


Scena 40
Salone della Centrale.
Uomo robot. Donna robot. Assassini. Clienti.
Giorno.

Gli assassini, seduti a un tavolo in un angolo della sala, guardano a destra e a sinistra.
La donna robot, dietro al bancone, la testa appoggiata alle mani, guarda fisso davanti a sé. Non è più serena come prima e non ha più nessuna luce di speranza.
L’uomo robot ripara l’apparecchio del karaoke e spia con aria preoccupata la donna robot.
Improvvisamente, l’uomo robot incomincia a piangere.
Lei guarda immediatamente in direzione del Karaoke.
Si arrende all’evidenza, l’uomo robot non sta cantando Fiore in lacrime.
La donna robot si asciuga le lacrime con un dito, ne sente l’odore e le assaggia con la lingua.
L’uomo robot osserva sempre, senza farsi accorgere, la donna robot.
La donna robot non ritorna. Si guarda il dito e fa una faccia strana.

DONNA ROBOT
(F.C.) Non capivo perché, senza canzone, quel liquido strano aveva cominciato a colarmi
dagli occhi.

L’uomo robot guarda stupefatto la donna robot poi, a sua volta, si passa il dito sotto gli occhi. Non ci sono lacrime.
L’uomo robot canticchia piano Fiore in lacrime e le lacrime cominciano a scorrere.
Recupera una lacrima sul suo dito, sente il suo odore e l’assaggia con la lingua. Non sente nessun sapore e rimane pensoso.
 


Scena 41
Centrale. Corridoio dietro il salone.
Uomo robot. Donna robot.
Giorno.

L’uomo robot, nascosto in un angolo della sala, si stropiccia energicamente gli occhi. Non ha lacrime.
Improvvisamente la donna robot gli compare davanti.

DONNA ROBOT
Sapresti fare l’albero?

L’uomo robot esita un istante. Il volto gli si illumina all’improvviso. Raddrizza il corpo e apre la bocca.
La donna robot si china sulla spalla dell’uomo robot e comincia a piangere.
L’uomo robot non sa più che cosa fare.
La donna robot, con la testa sulla spalla dell’uomo, piange.
Ben presto, anche le lacrime dell’uomo robot incominciano a scorrere.
L’uomo robot asciuga le sue lacrime, le assaggia e le assapora. Una strana espressione gli si legge in viso.

UOMO ROBOT
(F.C.) Chi avrebbe creduto che uno stesso liquido uscito dagli stessi occhi potesse avere un gusto diverso!


Scena 42
Centrale. Camera dell’uomo robot.
Uomo robot. Donna robot.
Notte.

L’uomo robot e la donna robot sono seduti l’uno di fronte all’altra sul letto. Si abbracciano facendo dei movimenti meccanici. Non sentono nulla.
Si dividono subito.
La donna robot sente con la mano la temperatura corporea dell’uomo robot. Poi, prova la sua. Fa un altro tentativo abbracciando l’uomo robot.
Continuano a non provare nulla. Tutto gli sembra freddo…
L’uomo e la donna robot sono seduti l’uno di fronte all’altra, impassibili, a corto di parole e a corto di mezzi.
Improvvisamente, i due cadono simultaneamente tra le braccia l’uno dell’altra e scoppiano in singhiozzi…
 


Scena 43
Centrale. Salone.
Uomo robot. Donna robot. Assassini. Clienti.
Giorno.

L’uomo robot non ripara più nulla. E’ seduto in silenzio sul palco e osserva la sala. Accanto a lui, l’apparecchio del Karaoke è interamente smontato.
Tutto appare tetro e spento agli occhi dell’uomo robot. La donna robot accoglie i clienti senza brio. Non ha più l’aria affabile di un tempo. Sul suo volto si è inserita una toccante malinconia. I clienti trattano tranquillamente dei loro bisogni personali.
 


Scena 44
Centrale. Camera di Kimura.
Donna robot.
Notte.

La donna robot è sdraiata sul letto che divideva con Kimura. Dà libero sfogo al suo dolore. Sul volto le si legge una commovente malinconia…
E’ tutto così tetro, così spento…

DONNA ROBOT
(F.C.) Ho cercato di fare un altro sogno ma ho fallito. Avevo finito con il capire che il mio sogno apparteneva all’uomo che era partito e a lui solo! Mi rendevo anche conto che è doloroso sognare!
 


Scena 45
Centrale. Camera dell’uomo robot.
Uomo robot.
Notte.

L’uomo robot fa un buco nel muro col cuore in pena.
Un muro pieno di buchi --- tutti riattappati con l’adesivo…

UOMO ROBOT
(F.C.) Mi hanno raccontato che una persona aveva solo un’idea in testa, slegare la cintura dell’8 per farlo ritornare 0. Non so se ci è riuscito! In ogni caso, avevo finito col capire una cosa: avrei avuto un bel da fare buchi in tutta la centrale, il mio segreto non avrebbe mai fatto ritornare la mia collega allo stato di origine! E tutto perché i segreti degli esseri umani e quelli dei robot non sono gli stessi!

L’uomo robot continua a fare buchi nel muro. Polvere da tutte le parti.
 


Scena 46
Anno 1967. Immobile. Appartamento 2046. Interno/Esterno.
Chow Mo-wan. Redattore (il Calvo). Padrona di casa.
Giorno.

La finestra è aperta. I fogli volano da tutte le parti.
Chow Mo-wan è addormentato al suo tavolo di lavoro.
Una bottiglia d’alcool vuoto è rimasta sul tavolo.
Numerose bottiglie vuote sono sparse al suolo.
Qualcuno bussa alla porta.
Chow Mo-wan non si risveglia.
Passa un momento e la porta si apre.
La padrona di casa, con un mazzo di chiavi in mano, ispeziona la camera con aria feroce. Nel momento in cui sta per dire qualcosa, il redattore fa irruzione.
Il redattore ha nella tasca della sua giacca la Parker 61 che Chow Mo-wan aveva scambiato per un po’ d’alcool.

REDATTORE
(raccogliendo i fogli manoscritti) Non è nulla, non è nulla, metto a posto…

PADRONA DI CASA
(freddamente) Non è il disordine che mi importa! Ma se continua a portare ragazze e a non pagare l’affitto, passerò a misure più radicali. Ormai mi ha preso in giro per troppo tempo…

REDATTORE
Pago io! Pago io!

Qualcuno bussa alla porta.

Il redattore tira fuori i soldi.


REDATTORE
Quant’è?

PADRONA DI CASA
250!


REDATTORE
(sorpreso) Lo scorso mese era 200, mi ricordo…

PADRONA DI CASA
Il mese scorso era il mese scorso. Non si è mai visto qualcuno che non si assomigli più da un giorno all’altro!! E poi tanto peggio, se non vuole più abitare qui, non deve fare altro che andarsene. C’è tanta di quella gente che aspetta di affittare questa camera…!

REDATTORE
Rimane! Rimane! Ecco i 250!

Il redattore conta 250 e li dà alla padrona di casa.

PADRONA DI CASA
(raccoglie i soldi) Non si dimentichi di dire che in futuro non faccia tutto questo baccano in piena notte. Abbiamo il diritto di riposare!

REDATTORE
Lo so. Lo so.

La padrona di casa lancia uno sguardo a Chow Mo-wan e se ne va con aria sdegnosa.
Il redattore richiude la porta e smette di raccogliere i fogli manoscritti.

REDATTORE
(tra sé e sé esaminando i fogli) Ehi! Amico! E io come faccio a sapere quali sono per noi!

Un momento dopo una pila di carta viene depositata davanti al redattore. I fogli sono tutti macchiati come se ci fosse caduto sopra molto alcool.

CHOW MO-WAN
Eccoti.

Il redattore prende il manoscritto.

REDATTORE
Dimmi dunque! Per quanti giornali scrivi contemporaneamente? Una volta fai il sentimentale, una volta il cavalleresco, non ci capisco niente!

CHOW MO-WAN
Che tu ti confonda non è grave. L’importante è che le storie di cui hai bisogno non siano confuse! Portali!

REDATTORE
(con aria interrogativa) Portare cosa?

CHOW MO-WAN
I soldi.

REDATTORE
In ogni caso, non hai la mente confusa! Come hai indovinato che avevo preso i tuoi soldi oggi?

CHOW MO-WAN
Credi che il cerbero ti avrebbe lasciato passare? Se non ha fatto una scena qui, vuol dire che ha avuto quello che voleva! E se non avessi recuperato la mia paga, non è con gli ultimi tuoi soldi che avresti pagato il mio affitto!

REDATTORE
Mio dio! Tu allora…

CHOW MO-WAN
Adesso tirate più esemplari del giornale e per questo dovrei avere un aumento!

REDATTORE
(tira fuori i soldi) Tu sai bene che sono anni che non si muove niente, perciò volere che il capo ti dia un aumento… (porge i soldi a Chow Mo-wan). Fai i calcoli. Poco fa ho pagato il tuo affitto di 250, meno i soldi che ti ho prestato l’ultima volta, quelli per recuperare la penna, il resto…

Chow Mo-wan afferra il denaro, lo mette in tasca senza contarlo e si dirige verso il bagno.
Il redattore rimane un istante perplesso davanti ai fogli manoscritti e ai cadaveri di bottiglie.
Si sente il rumore del bagno. Chow Mo-wan si sta lavando.

REDATTORE
Senti, dovresti bere di meno! Guarda, perfino i lettori respirano l’odore dell’alcool quando ti leggono!

CHOW MO-WAN
(F.C. in un borbottio appena comprensibile) Dici tu stesso che l’alcool è la mia fonte di energia!

REDATTORE
(scuote la testa con disprezzo) Tu mi stupirai sempre! Come puoi sperperare in alcool e donne di tutti i generi quel poco di soldi che guadagni col sudore della penna? Non ti fa male al cuore?

Chow Mo-wan rimette il collo della camicia al suo posto e si pettina davanti allo specchio del bagno.

CHOW MO-WAN
Guardati! Tu economizzi i soldi guadagnati col sudore della fronte e non ti permetti nulla! La vita non è un po’ triste?

Il redattore rimane zitto.
Chow Mo-wan esce dal bagno.

CHOW MO-WAN
Devo uscire. Tu rimani qui?

Il redattore esce dalla stanza.
Chow Mo-wan chiude la porta. Si ferma un momento e tira fuori una sigaretta.

REDATTORE
Dimmi dunque, adesso che ti ho ritrovato e che tu hai la tua paga, smettila di giocare a nascondino! Non dimenticarti che da me la situazione non è delle più calme. Ogni volta che sono obbligato a partire alla tua ricerca, mia moglie si immagina che faccio una vita da debosciato e rompe ancora più le scatole…

Chow Mo-wan è già lontano più avanti.
 


Scena 47
Strada.
Chow Mo-wan.
Giorno.

Hong Kong 1967. Sommossa, terrore, impotenza…
Chow Mo-wan cammina da solo. Sembra estraneo a quello che succede sotto i nostri occhi. Sembra così solo, così disperato…

CHOW MO-WAN
(F.C.) Avevo una gran voglia di sciogliere la cintura dell’8 per farlo ridiventare uno 0 ma mi sembrava di essere sempre di più come una formica che segue la curva dell’8 senza allontanarsene più. Andando da qui a lì senza sapere quale sia il punto di partenza e quale quello di arrivo…

Chow Mo-wan prosegue per la sua strada.
 


Scena 48
Bar. Esterno.
Chow Mo-wan. Giapponese (Kimura). Liu Jiali. Comparse.
Sera.

Di tanto in tanto, un uccellino viene a posarsi sul grande albero non lontano dal bar.
Liu Jiali, affacciata alla finestra, osserva quello che succede in strada. Non guarda né l’albero né gli uccelli.
Chow Mo-wan e il giapponese arrivano da due direzioni opposte.
Liu Jiali si allontana dalla finestra.
 


Scena 49
Bar. Interno.
Chow Mo-wan. Liu Jiali. Giapponese (Kimura). Chang Chen. Cliente (ingegnere). Altri clienti.
Sera/Notte.

Il juke-box suona "Fiore in lacrime".
Un cliente (l’ingegnere) intona di nuovo Fiore in lacrime e lascia il bar piangendo.
Chang Chen sempre indaffarato intorno al juke-box, osserva Liu Jiali con la coda dell’occhio.
Chow Mo-wan, seduto al suo tavolo abituale, tira fuori un pacchetto di sigarette, ne prende una e l’accende.
Si alza una sottile voluta di fumo.
Liu Jiali posa freddamente bottiglia di whiskey e fogli sul suo tavolo e si volta.
Il giapponese, seduto a un tavolo vicino alla porta di ingresso, sorseggia piano la sua birra.
Liu Jiali si avvicina al giapponese (Kimura).

LIU JIALI
(con cortesia) Mangia sempre un cheeseburger, non ha voglia di cambiare un po’?

GIAPPONESE
(leggermente infastidito) Non so che cosa mangiare. A lei che cosa piace?

LIU JIALI
(con un leggero sorriso sulle labbra) Oggi offro io. Ho cucinato del riso con manzo al curry!

Chang Chen, che sta vicino al juke-box, non nota niente della scena tra il giapponese e Liu Jiali. Sul suo viso si legge una certa gelosia.
Chow Mo-wan fuma e beve tranquillamente in un angolo.
Nuova inquadratura. Il giapponese gode nel mangiare un piatto fumante di riso con manzo al curry.
Liu Jiali, in piedi dietro al bar, i gomiti sul bancone e la testa tra le mani. Ha l’aria pensosa.
Il juke-box suona un motivo alla moda.
Chang Chen tira fuori la testa da dietro il juke-box, con aria depressa.

CHANG CHEN
Signorina Li, come mai Fiore in lacrime non vuole più partire un’altra volta?

Liu Jiali si riprende, va senza alcun entusiasmo verso il juke-box e gli dà un calcio.
Il juke-box, dopo un momento, incomincia a suonare Fiore in lacrime.
Chang Chen, inebetito, guarda l’uno dopo l’altro il juke-box e Liu Jiali.
Liu Jiali se ne va un’altra volta, sempre distante.
Chang Chen la segue con lo sguardo.

Nuova inquadratura. Il bar si è riempito.
Dei clienti giocano a carte, altri a dadi.
Chow Mo-wan beve in silenzio, con aria preoccupata. Non ha toccato un solo foglio di carta.
Chow Mo-wan beve un sorso di alcool, si alza e si dirige verso la porta in fondo al bar.
Il giapponese (Kimura) è al telefono.

GIAPPONESE
(nella sua lingua) La prego di avvertire Bird che non potrò più aspettare molto. Domani
me ne vado.

Liu Jiali sembra avere capito tutto e guarda il giapponese in silenzio.
 


Scena 50
Corridoio dietro al bar.
Chow Mo-wan. Liu Jiali.
Notte.

Chow Mo-wan è appena uscita dalla sala del bar e si dirige verso i bagni.
Chow Mo-wan entra in bagno nel momento in cui Liu Jiali esce a sua volta dalla sala del bar.
 


Scena 51
Corridoio dietro al bar e all’interno dei bagni.
Chow Mo-wan. Chang Chen. Liu Jiali.
Notte.

Chow Mo-wan alza la testa dal lavandino e si guarda in silenzio allo specchio.
Tempo morto. Chow Mo-wan prende un tovagliolo, si asciuga il viso e si dirige verso l’uscita.
Chow Mo-